Capranica – (sil.co.) – Maxirissa scoppiata alla stazione di Capranica la sera di sabato 23 gennaio 2021, davanti al giudice Roberto Cappelli gli otto imputati di rissa e lesioni aggravate. Alla sbarra cinque romeni (due 24enni, due 29enni e un 27enne), un nigeriano 38enne, un macedone 28enne e un italiano di 36 anni. Uno nega: “Non c’ero, studiavo a Roma”.
Carabinieri e 118 – immagine di repertorio
Sprangate ai rivali. Secondo le indagini dei carabinieri, intervenuti sul posto col personale del 118, gli otto imputati avrebbero preso parte attiva a un violento scontro collettivo. Ad aggravare la posizione di cinque di loro, quattro romeni e il macedone, c’è l’accusa di aver utilizzato oggetti contundenti. Nello specifico, gli indagati avrebbero fatto uso di una spranga di ferro, aggredendo e minacciando i rivali.
Bilancio due feriti. Ad avere la peggio nel corso del pestaggio sono stati due dei giovani coinvolti, un 29enne romeno e l’italiano di 36 anni, che figurano nel procedimento sia come imputati per la rissa sia come parti offese per le gravissime lesioni subite.
“Studiavo ingegneria a Roma”. All’udienza di venerdì uni degli imputati, uno dei 24enni d’origine romena, difeso assieme al macedone dall’avvocato Walter Pella, ha rilasciato spontanee dichiarazioni, spiegando che lui non c’era. “Io non cn0entro, all’epoca abitavo a Roma, dove studiavo ingegneria”.
Scontro brutale. Il giovane romeno, che si è costituito parte civile, ha riportato la frattura del pavimento dell’orbita sinistra, del seno mascellare, dei condili mandibolari e della mandibola, oltre alla frattura di diversi elementi dentari, con una prognosi di guarigione provvisoria stimata in 30 giorni. L’italiano ha subito contusioni escoriate multiple alla testa e al torace, giudicate guaribili in 8 giorni.
– Botte da orbi alla stazione: otto imputati con facce massacrate e denti spezzati…
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
