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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il dibattito sulla transizione energetica rischia sempre più spesso di scivolare nell’ideologia. La Tuscia ne è un esempio evidente: territori di grande valore paesaggistico e agricolo progressivamente occupati da impianti fotovoltaici ed eolici, senza una visione davvero equilibrata.
Non si tratta di essere contro le rinnovabili. Al contrario, si tratta di farle con criterio. Perché produrre energia pulita non può significare compromettere l’identità di un territorio.
La Tuscia ha caratteristiche precise, che vanno rispettate. Continuare a concentrare tutto su poche tecnologie rischia di trasformare un’area vocata all’agricoltura e al paesaggio in un distretto energetico diffuso, con effetti tutt’altro che trascurabili.
Esistono però alternative che meritano attenzione. Il biogas, ad esempio, può rappresentare una soluzione più coerente con il contesto locale. Non è una risposta universale, ma, se inserito con intelligenza, può valorizzare scarti agricoli e zootecnici, integrandosi con l’economia del territorio.
Naturalmente, questo richiede attenzione. Gli impianti devono essere collocati solo in aree idonee, lontane dai centri abitati e gestiti con controlli rigorosi, per evitare impatti negativi sulla qualità della vita.
Il punto è semplice: la transizione energetica deve essere compatibile con il territorio, non imposta su di esso. Servono meno automatismi e più buon senso.
Anche il biogas, se utilizzato con criterio, può contribuire a costruire un equilibrio più sostenibile.
Umberto Fusco
Futuro Nazionale
