Orte – Giorgia Grasso riceve un premio nazionale per il suo impegno sull’inclusione delle donne nell’Ottava Medievale e torna a denunciare ciò che, secondo lei, continua ad accadere nella manifestazione ortana.
Grasso è atleta di tiro con l’arco, tecnico regionale Fitarco Lazio e residente a Orte. Il riconoscimento Indomita 2026 le è stato assegnato anche per il percorso che porta avanti dal 2020 sulla partecipazione femminile alla rievocazione storica.
Giorgia Grasso
La premiazione si è svolta a Verona. Grasso non era presente perché impegnata come tecnico al Trofeo Pinocchio e ha inviato un video di ringraziamento.
“Fuori da qui il lavoro che ho fatto viene riconosciuto e premiato – sottolinea Giorgia Grasso -. Qui, dove quel lavoro è nato, alle donne è ancora vietato impugnare un arco, un tamburo o una bandiera nei ruoli che contano. E lo si fa con i soldi di tutti”.
Il riferimento è all’Ottava Medievale di Orte. Secondo quanto sostiene Grasso, alle donne sarebbe ancora impedito di partecipare come arciere, tamburine e sbandieratrici, cioè nei ruoli più rappresentativi della festa.
“Non per una norma scritta che le escluda – afferma Grasso -, quella, dopo anni di pressione, è stata formalmente modificata. Ma per una resistenza concreta che continua a tradurre l’inclusione sulla carta in un’esclusione nei fatti”.
Il riconoscimento Indomita 2026 a Giorgia Grasso
Nel suo intervento, Grasso richiama anche il tema dei finanziamenti pubblici. “Con la graduatoria 2026 del Fondo nazionale per le rievocazioni storiche – dichiara -, l’Ente Ottava Medievale di Orte ha ottenuto 15.050 euro di contributo statale, ai quali si aggiungono 9mila euro erogati dal comune di Orte, nell’ambito della legge regionale 26/2007. Si tratta di oltre 24mila euro di denaro pubblico”.
“Risorse di tutti – aggiunge Grasso -, comprese le donne e le bambine, destinate a una manifestazione che a quelle stesse donne nega un ruolo”.
Per l’atleta, il nodo non riguarda la ricostruzione storica. “Non è una questione di fedeltà storica – dichiara -. La presenza di donne arciere e combattenti nel Medioevo europeo è ampiamente documentata. È una scelta. E nel 2026, una scelta del genere non può più essere accettata in silenzio”.

