Viterbo – (sil.co.) – È ripreso lo scorso lunedì davanti al giudice Ilaria Inghilleri il processo ai due cardiologi del Santa Rosa accusati di omicidio colposo per la morte di un paziente deceduto il 3 febbraio 2021 in seguito a un infarto subito dopo le dimissioni dall’ospedale. Vittima un 72enne di Tarquinia, fatto uscire con un infarto in corso e deceduto non appena varcata la soglia della sua abitazione.
Ospedale Santa Rosa
Imputati un medico di 63 anni e una dottoressa 50enne, difesi dagli avvocati Alfredo Perugi e Giuliano Migliorati, in servizio durante il ricovero del paziente, deceduto nella sua abitazione di Tarquinia il 3 febbraio 2021. Parte civile una sua familiare, assistita dall’avvocato Fabio Viglione del foro di Roma.
I cardiologi, secondo l’accusa, avrebbero attribuito i dolori lamentati dal 72enne all’artrosi, non effettuando il dosaggio della troponina il 16 e il 17 gennaio 2021, non indagando le risultanze elettrocardiografiche, non valutando i due valori elevati di troponina del 18 e 19 gennaio.
Lo scorso 30 ottobre è stato sentito il consulente della procura, il professor Massimo Delfino, ovvero il medico internista che ha effettuato l’autopsia col medico legale Benedetta Baldari, la cui deposizione è stata invece rinviata al prossimo autunno.
Alla coppia di cardiologi viene contestato, in particolare, di non avere svolto l’approfondimento diagnostico ed eventualmente terapeutico del tipo coronoangiografia, tenuto anche conto del valore della troponina del 22 gennaio, disponendo le dimissioni del paziente il 3 febbraio 2021.
Dal pronto soccorso di Tarquinia il 72enne era stato trasferito a Viterbo con una sindrome coronarica acuta. “Si trattava di un paziente cardiopatico cui era stato già applicato in passato uno stent – ha spiegato Delfino – era inoltre obeso e diabetico, e i diabetici hanno poco dolore al torace per cui possono possono risultare falsi asintomatici”.
“Non è detto che una coronarografia sarebbe stata salvifica – ha proseguito il consulente della procura – ma si tratta di un esame diagnostico, che avrebbe consentito, non essendo ovvia la diagnosi, di rilevare le cause dell’errata attribuzione del dolore all’artrosi. Soprattutto a fronte di un aumento costante dei valori della troponina”.
“Senza tenere ulteriormente conto – ha concluso il medico – che il 27 gennaio l’ecocardiogramma evidenzia un’ulteriore compromissione della frazione di elezione e una ipocinesia del ventricolo sinistro e che il giorno prima della morte per infarto del miocardio non appena giunto a casa, ovvero il 2 febbraio, l’esame elettrocardiografico evidenziava “non può essere escluso un infarto anteriore, epoca non determinabile St e anomalie dell’onda T, compatibile con ischemia laterale, Ecg anormale”.
– Paziente cardiopatico muore di infarto appena dimesso, due cardiologi alla sbarra
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
