Viterbo – (sil.co.) – Picchiata dal compagno pure mentre lavava i piatti, ha chiesto soccorso ai carabinieri, costretti a bloccarne il numero per il surplus di telefonate. Si sarebbe rivolta anche a diversi centri antiviolenza, rifiutando però di seguire percorsi. Cinque anni fa è finita in ospedale con una prognosi di trenta giorni, a causa delle costole rotte. Ma, ciononostante, si sarebbe defilata. Lui è finito a processo per maltrattamenti aggravati.
Ospedale Santa Rosa – Ambulanza diretta al pronto soccorso
Presunta vittima una cinquantenne di Civitavecchia, proprietaria di una casa sui Cimini, mentre l’imputato è il compagno, lungamente irreperibile, il che ha prodotto continui rinvii del processo, fino a quando non è stato rintracciato, pare presso una comunità di recupero.
Il processo è finalmente potuto entrare nel vivo, solo un paio di settimane fa, con la testimonianza del militare che ha preso la telefonata da cui è scaturito il procedimento. Era il 17 settembre 2021, quando la donna, “coperta di graffi sul volto e le braccia”, ha chiamato la centrale chiedendo un’ambulanza. Trasportata al Santa Rosa, avrebbe continuato a chiamre i carabinieri anche dal pronto soccorso, motivo per cui è stata bloccata. Dopo di che si sarebbe volatilizzata: “Non l’abbiamo pià trovata, né sui Cimini, né a Civitavecchia”.
In aula anche l’allora responsabile del centro antiviolenza Battiti di Vetralla, che l’ha raggiunta in ospedale. “Era in carrozzina, evidentemente sofferente e terrorizzata, ha parlato di un coltello, ha riferito che il compagno la picchiava di frequente, in modo violentissimo. Disse che lei voleva chiudere e lui no. le proposi un percorso, ma è scomparsa. L’ho poi incontrata nuovamente presso un altro centro antiviolenza, ma è sparita di nuovo, E ho saputo che avrebbe fatto lo stesso anche presso altri centri cui si è rivolta”, ha spiegato l’operatrice.
Il processo è stato rinviato per sentire la persona offesa e l’esame dell’imputato. Sempre che si presentino all’udienza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
