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Viterbo fa scuola con le piste ciclabili sbiadite, strette, unidirezionali e con tombini incorporati…

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Viterbo – Unidirezionali, sbiadite e con tombino giardino incorporato.

Sono solo alcune delle varianti delle piste ciclabili visibili a Viterbo. Un’installazione diffusa, non utilizzata, destinata forse a fare scuola in tutta Europa. Chissà che non sia già finita nel dossier della candidatura a capitale della cultura per il 2033.

Viterbo - La pista ciclabile con tombino e giardino

Viterbo – La pista ciclabile con tombino e giardino


A livello mondiale è Copenhagen ad avere il primato della superficie riservata alle due ruote, con circa 400 chilometri di percorsi. In Italia, la capitale indiscussa della mobilità ciclabile è Reggio Emilia, che vanta il primato di 48 metri di ciclabile ogni cento abitanti, mentre Ferrara ha una delle reti più estese.

Ma Viterbo, si sa, non vuole essere da meno. Tra conferenze stampa quotidiane inutili, inaugurazioni per ogni sanpietrino spostato e annunci sensazionalistici per ogni ordinaria azione amministrativa, si è sempre alla ricerca di qualcosa da presentare come risultato storico.


La sindaca Chiara Frontini, impegnata a conservare una poltrona da quasi diecimila euro mensili lordi pagati dai cittadini, evidentemente non può occuparsi anche di dettagli come le piste ciclabili e i danni che stanno producendo in varie zone della città.

Con la ciclabile l’amministrazione ha voluto superarsi. In barba alla struttura urbanistica del capoluogo della Tuscia, che non è esattamente quella di Ferrara o Copenhagen, si è deciso di tracciare percorsi in tutta la città. Senza farsi fermare da pendenze, interruzioni, carreggiate strette e itinerari che finiscono nel nulla.

E soprattutto senza farsi scoraggiare da un dettaglio non secondario: molte piste sono unidirezionali. A Viterbo esistono le ciclabili di sola andata. Perché spesso non c’è spazio per la doppia corsia. O per quella di ritorno.

Dal quartiere Pilastro alla Pila, dal Murialdo al Riello, centinaia di cordoli gialli fanno bella e inutile mostra di sé. Aspettano ciclisti che, almeno per ora, stentano ad arrivare.

Viterbo - La pista ciclabile tipicamente scolorita

Viterbo – La pista ciclabile tipicamente scolorita


In vari tratti, poi, la pista rossa mostra già i segni del tempo e dell’uso. Pioggia, sole e macchine che passano sopra la segnaletica fanno il resto. Il rosso scolora, si consuma, perde forza. Una ciclabile lavabile, appunto. Non con acqua e sapone, ma con meteo e traffico quotidiano.

A nulla sono servite le oltre mille firme del comitato spontaneo della Pila per chiederne la rimozione dei cordoli. Si va avanti. Anche davanti alle proteste dei cittadini. E, alla luce dell’accordo con Forza Italia, si capisce meglio come il civismo abbia abdicato completamente alla propria vocazione originaria.

Quindi chissenefrega se gli incassi di negozi e attività commerciali sono in picchiata. Chissenefrega se ai residenti si cambia la mobilità e, quindi, la vita quotidiana dalla sera alla mattina.

Chissenefrega se una radice o un tombino si frappongono alla ciclabile. Si incorpora tutto. Oppure si ricorre alla panacea di tutti i mali: la transenna. In questo caso, una transennina.

Viterbo - La pista ciclabile in via De Lellis

Viterbo – La pista ciclabile in via De Lellis


La pista ciclabile di Viterbo è un vero capolavoro di sciatteria e insensatezza. In diversi punti appare anche pericolosa, con incidenti già segnalati.

L’ultima arrivata, in ordine di tempo, è la pista di atterraggio. Ops, la ciclabile di via De Lellis, di fronte all’università della Tuscia. In mezzo le bici, tutto intorno le auto.

Qui siamo all’ultimo livello di difficoltà. Come in un videogioco.

Almeno per ora. Ma questo non è un videogioco. È la vita delle persone in carne ed ossa che viene stravolta.

Irene Temperini


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