Viterbo – “Questi quadri danno molteplici punti di vista, perché l’università è luogo di confronto libero”. Tiziana Laureti, rettrice dell’università degli studi della Tuscia all’inaugurazione a Santa Maria in Gradi di “Artisti in opera”, un collettivo di arte contemporanea questo pomeriggio.
Viterbo – Unitus – La mostra “Artisti in opera”
Colori tenui, schedine del Lotto, toni freddi, cartoni e maschere che catturano l’attenzione sulle tele esposte nel corridoio Monofore.
“È bellissimo entrare qui – ha detto commossa la rettrice -, nonostante le mie giornate pesanti, quando passo in questo corridoio mi sento meglio. Ed è proprio questo il senso del progetto che abbiamo portato avanti. Volevamo fare un regalo a chi lavora qui esponendo la mostra tra le mura di Santa Maria in Gradi. Questi quadri danno molteplici punti di vista, perché l’università è luogo di confronto libero. Mi piacerebbe molto che questo edificio ricco di storia diventasse una piccola Farnesina un giorno, arricchendo con l’arte gli occhi dei passanti”.
“Artisti in Opera” nasce con l’idea di trasformare uno spazio di passaggio dell’università in una sorta di quadreria aperta alla comunità, portando l’arte fuori dai luoghi espositivi tradizionali, e inserendola nella vita quotidiana di studenti, docenti e cittadini.
Il progetto, con il patrocinio della fondazione Carivit, è diretto artisticamente da Lidia Bachis. In mostra dieci artisti: Gloria Lauro, Federico Paris, Maddalena Mauri, Lidia Bachis, Tommaso Cascella, Klaus Karl Mehrkens, Iuliana Edmona Buruian, Natino Chirico, Cornelia Stauffer e Pietro Perrone.
Viterbo – Unitus – La mostra “Artisti in opera”
Viterbo, Umbria e Toscana sono i luoghi di provenienza degli artisti.
La direttrice artistica Lidia Bachis, ha salutato i presenti con un augurio per il futuro: “È vero l’arte fa bene all’anima. Spero che la bellezza torni al centro dei nostri interessi”.
Il filo conduttore tra i vari quadri esposti alla mostra è la scelta della pittura e del disegno, intesi come pratiche che valorizzano la materia, il gesto manuale e i tempi lenti della creazione artistica, in contrasto con la crescente smaterializzazione digitale. La collettiva si inserisce anche nel percorso di Terza Missione dell’ateneo. L’università apre i propri spazi al territorio e conferma il ruolo di luogo di elaborazione culturale, confronto e responsabilità civile.
A spiegarlo la docente di arte contemporanea dell’Unitus Patrizia Mania: “Questa è una mostra militante, che prende una posizione netta sulla pittura proprio ora che è oggetto di discussione a causa della realtà che sembra sempre sfuggire e del digitale. È resistenza poetica dell’arte nei confronti dell’attuale momento storico. Questo tipo di pittura ci restituisce il respiro grazie alla sensazione di human touch”.
Viterbo – Unitus – La mostra “Artisti in opera”
“L’arte ha una sua funzione – ha poi approfondito la docente dell’Unitus Paola Pugliani – e rende fruibile a tutti ciò che solitamente è chiuso nei musei”. La professoressa Pugliesi ha infatti parlato dell’utilità di esporre in luoghi frequentati e fruibili alla massa. “Per gli studenti internazionali sarà accessibile l’arte italiana. Ogni passante è costretto a guardare i quadri e ad accogliere la crescita del pensiero critico che si sviluppa, grazie agli stimoli generati dai quadri esposti”.
La funzione dell’arte pensata per questa mostra è stata apprezzata anche da Guglielmo Ascenzi, rappresentante dell’associazione Carivit: “È importante che gli artisti contemporanei si sentano incoraggiati a creare e a esprimersi, perché questo nuovo modo di fare arte è stimolante”.
La mostra resterà visitabile fino al 31 dicembre 2026, con ingresso libero durante i giorni di apertura dell’ateneo.
“Sailing” è il titolo del quadro di Maddalena Mauri, a seguire “Across the universe” di Klaus Karl Mehrkens, “Tiepo 10” di Federico Paris. In verticale sulla parete che cattura immediatamente lo sguardo “W.S. Burroughs, la bambina e il gioco”, di Lidia Bachis e invece all’interno di un quadro in legno con assenza di colori “Inaffable love”, di Iuliana-Edmona Buruian. E poi ancora “Ars Amandi”, “Sinfonia del corpo in movimento”, “Addiction” e molti altri quadri nel corridoio dell’edificio, che si alternano con le monofore, esposti al fine di dare respiro e riflessione.
“Questo contrasto di monofore con i quadri è speciale – ha spiegato la docente dell’Unitus Maria Andaloro-. Senza le monofore non avremmo idea di che monumento Santa Maria in Gradi è stato negli anni. Guardandole si ritorna indietro nel tempo con Tommaso D’Aquino, che tra queste mura ha scritto il De Arma, le stesse mura che hanno ospitato scoperte fondamentali. Ma poi, con lo sguardo alle opere si ritorna al presente. Si è creata una pluralità di testimonianze davvero preziosa”.
Nicole Tarantello


