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Rapina al distributore, prove decisive dal Dna sull’auto dei banditi in fuga

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Viterbo – Rapina al distributore Ewa sulla superstrada, sviluppi decisivi grazie ai filmati delle telecamere e al Dna sull’auto usata per la fuga all’ultima udienza del processo a uno dei tre banditi, imputato in solitaria davanti al collegio del tribunale di Viterbo. 


Viterbo - Rapina distributore

Viterbo – Rapina distributore


Rapina a mano armata. Al centro del processo la violentissima rapina a mano armata messa a segno il 12 giugno 2024, intorno alle 9,30 del mattino, ai danni del distributore al chilometro 62.500, in direzione Vetralla. Bottino, 1.820 euro in contanti, sottratti dal borsello di uno dei dipendenti che stava facendo il giro di raccolta degli incassi..

Bastonate ai benzinai. Vittime due benzinai di origine africana – un 42enne senegalese e un 25enne del Mali – aggrediti brutalmente con pugni e bastonate. Entrambi hanno riportato lesioni giudicate guaribili in 7 giorni. Due rapinatori hanno materialmente aggredito e minacciato le vittime con una pistola a canna corta con matricola abrasa e un bastone, mentre un terzo complice fungeva da palo a bordo di una Fiat Punto nera.


Viterbo - Rapina distributore

Viterbo – Rapina distributore


Imputato un 44enne. Alla sbarra, davanti al collegio presieduto dal giudice Savina Poli, c’è un pregiudicato di 44 anni (residente a Latera e legato alla criminalità romana), accusato di rapina pluriaggravata in concorso. L’uomo si trova attualmente ai arresti domiciliari nel carcere di Viterbo, dove è detenuto per altra causa, mentre per gli altri due complici si procede separatamente.

“Calvo con la felpa gialla”. Durante l’udienza del 5 maggio, il testimone chiave (il 42enne senegalese, parte civile con l’avvocato Carlo Mezzetti) ha ripercorso i drammatici momenti del pestaggio, descrivendo i due assalitori (“uno calvo e uno con la felpa gialla”) e mostrando alcune foto scattate con il proprio cellulare durante la fuga dei banditi.


Viterbo - Rapina distributore

Viterbo – Rapina distributore


Testimone contestato dalla difesa. L’udienza ha registrato forti tensioni tra la presidente del tribunale e la difesa dell’imputato (avvocato Antonio Di Cicco). Il legale ha duramente contestato l’attendibilità del testimone, poiché quest’ultimo ha riconosciuto l’imputato direttamente in aula, mentre durante il precedente riconoscimento fotografico in questura aveva indicato due soggetti diversi.

Svolta scientifica per l’accusa. Rispetto alle precedenti udienze, quella di martedì pomeriggio ha segnato un punto decisivo a favore della tesi accusatoria, ribaltando l’equilibrio del processo grazie all’introduzione di solide prove tecniche e scientifiche che superano le contestazioni della difesa sull’identificazione visiva.

I filmati delle telecamere e il Dna. Sono stati acquisiti i video di sorveglianza che documentano le fasi del colpo e della fuga. È inoltre emerso come sia stato rinvenuto del sangue all’interno dell’auto utilizzata per la fuga. Gli esami scientifici hanno confermato la presenza del Dna, blindando a livello documentale e biologico l’attività d’indagine svolta finora.

Prove pesanti. Questa base scientifica sposta l’asse del processo, offrendo all’accusa elementi di grandissimo impatto. Il processo riprenderà a settembre, mese in cui si attende la risposta della difesa a questi nuovi e pesanti elementi di prova.

Silvana Cortignani


Viterbo - Rapina distributore

Viterbo – Rapina distributore


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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