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Rapina alla Doganella, come i due banditi incappucciati sono stati traditi dal dna

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Canino – (sil.co.) – Al rush finale il processo per la rapina a mano armata ai danni della cooperativa agricola Doganella di Canino, messa a segno la sera del 6 novembre 2020 da due banditi incappucciati, identificati nel 2022 grazie al Dna repertato dalla scientifica sul luogo del crimine. Si torna in aula la prossima settimana. 


Carabinieri del Ris, reparto investigazioni scientifiche

Carabinieri del Ris, reparto investigazioni scientifiche


Imputati davanti al collegio due pregiudicati: il viterbese rapinatore seriale di farmacie Angelo Nicola Serra, 47 anni, difeso dall’avvocato Luigi Mancini; e il 51enne siciliano Davide Ginevra, professionista delle rapine in banca, difeso dall’avvocato Antonino Ficarra del foro di Gela. Vittime tre dipendenti, due uomini e una donna, tra i quali il magazziniere, l’ultimo ad aver testimoniato all’udienza dello scorso 17 febbraio. 

Modestissimo il bottino. Meno di duemila euro in contanti. Ma la coppia di rapinatori, secondo quanto riferito in tribunale da tutti e tre i dipendenti, presumibilmente si aspettava di più: “Volevano sapere dove fosse la cassaforte, ma non c’era nessuna cassaforte”, ha confermato ieri il magazziniere. L’imputato locale, ovvero Serra, sarebbe stato la “talpa” del colpo, nel senso che in passato avrebbe svolto qualche lavoretto in zona, illudendosi che alla Doganella ci fosse una ricca cassaforte da svaligiare.

Vittime minacciate con la pistola. “Ci hanno minacciati con una pistola vera non con una scacciacani”, hanno detto. Erano appena saliti sulle rispettive automobili quando sono stati obbligati a scendere con una pistola puntata sulla faccia dal finestrino, da due individui vestiti di scuro, incappucciati e coi volti travisati da mascherine anti Covid, cappelli, scaldacollo e occhiali”, hanno riferito in tribunale i testimoni. 

Traditi da un mozzicone di sigaretta. Delle tracce ha parlato con dovizia di particolari il maresciallo del Ris di Roma che ha analizzato i sei reperti. da cui sono emersi i profili degli imputati: uno scaldacollo blu, un cappellino nero, due guanti di lattice e un fazzoletto di carta riconducibili a Serra e un mozzicone di sigaretta riconducibile a Ginevra.

Dna su uno spazzolino da denti. Ginevra, in particolare, il cui profilo era già presente nella banca dati, è stato incastrato dal mozzicone di sigaretta trovato sulla scena del crimine grazie a un colpo in banca commesso nel 2016. “C’era stata una rapina in una banca di Tortona, in provincia di Parma, dove uno dei banditi aveva perso sangue. Due anni dopo, nel 2018, grazie al confronto con il Dna trovato su uno spazzolino da denti, è emerso che il sangue era di Ginevra. Per questo il suo profilo era nella banca dati”, ha spiegato il militare.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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