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Rinnovato il Contratto collettivo nazionale degli operai agricoli e florovivaisti 2026-2029

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Antonio Biagioli

Antonio Biagioli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Un contratto nazionale che risponde appieno alle esigenze del territorio”. Antonio Biagioli, segretario generale della Uila Viterbo. Rinnovato il Contratto collettivo nazionale (Ccnl) degli operai agricoli e florovivaisti 2026-2029.

Dopo un confronto serrato, Fai Cisl, Flai Cgil e Uila-Uil hanno raggiunto un accordo fondamentale che porta diritti, tutele, dignità e risposte concrete a oltre un milione di lavoratrici e lavoratori agricoli.

Cosa prevede il nuovo accordo?

Innanzitutto un incremento salariale per il biennio 2026/2027 del 5,1%%, da erogare in due tranche: a decorrere dal 1° giugno 2026 del 3,4%; a decorrere dal 1° gennaio 2027 dell’1,7%.

Viene inoltre valorizzata la continuità professionale per gli operai a tempo determinato (Otd) che hanno svolto presso la stessa azienda per almeno tre anni consecutivi un numero di giornate non inferiore a 150, elemento aggiuntivo della retribuzione pari a 0,4% del salario contrattuale.

Il contratto prevede anche 4 ore di permessi retribuiti all’anno per effettuare le pratiche per il permesso di soggiorno, così come la possibilità di cumulare ferie e permessi per garantire il rientro nei paesi di origine dei lavoratori appartenenti alle comunità internazionali.

Il contratto nazionale prevede poi miglioramenti in tema di welfare contrattuale per le lavoratrici e i lavoratori migranti, patologie oncologiche, conciliazione vita-lavoro, permessi per migranti e genitori anziani. Dopodiché, rafforzamento della bilateralità, indennità una tantum per le donne lavoratrici a tempo indeterminato (Oti) vittime di violenza di genere e stabilizzazione della manodopera attraverso la stipula di contratti di durata triennale.

“La valorizzazione della continuità professionale per gli operai a tempo determinato – dice Biagioli –, come pure le 4 ore di permessi retribuiti per le pratiche del permesso di soggiorno e la possibilità di cumulare ferie e permessi per garantire il rientro nei paesi di origine rappresentano una conquista importante per i lavoratori, in particolar modo per le lavoratrici e i lavoratori delle comunità internazionali che caratterizzano sempre di più la forza lavoro in agricoltura. Nella Tuscia rappresentano infatti oltre il 50% dei braccianti, un dato che sale all’80% se si parla del solo comune di Viterbo”.

“Siamo profondamente soddisfatti – sottolinea la segretaria generale Uila Enrica Mammucari – di un rinnovo che arriva a pochi mesi dalla scadenza del Ccnl e conferma il buon livello delle relazioni sindacali che caratterizza il settore. Dopo una giornata di intense trattative, infatti, abbiamo restituito ai lavoratori e al sistema delle imprese un accordo capace di fornire tutele e certezze in un periodo, come quello attuale, caratterizzato da instabilità e molteplici crisi. Siamo orgogliosi di aver risposto alle tante esigenze di un settore agricolo in profondo mutamento”.

“L’incremento del 5,1% delle retribuzioni per il biennio di competenza del Ccnl – prosegue Mammucari – da erogare in due tranche rappresenta, già di per sé, un risultato di estrema importanza che aumenta ulteriormente la sua portata per via della detassazione degli aumenti contrattuali, inserita nell’ultima Legge di Bilancio e voluta fortemente dalla Uila e dalla Uil. La prima tranche, pari al 3,4%, che decorrerà dal prossimo primo giugno, consentirà infatti di aumentare da subito i salari di tutti i lavoratori, in una fase dell’anno in cui si avviano le grandi campagne di raccolta. La nostra è una battaglia ininterrotta contro gli effetti del ‘caro vita’ che, nello specifico, sarà sostenuta anche dall’impegno a tornare ad incontrarsi a settembre 2027 per comparare l’inflazione reale del biennio 2026-2027 con le dinamiche retributive definite dal rinnovo per il recupero dell’eventuale differenziale”.

“Si tratta di un accordo coraggioso – continua Mammucari – che ‘investe’ sul futuro del settore a partire dalla valorizzazione degli operai a tempo determinato, che rappresentano la maggioranza dei lavoratori impiegati nel settore, e dall’impegno a rendere il contratto uno strumento di sempre maggiore integrazione e tutela per i tantissimi lavoratori provenienti da altri Paesi. Per i primi, infatti, è stata convenuta la definizione di un elemento aggiuntivo pari allo 0,4% della retribuzione, che verrà corrisposto dal 1 gennaio 2027 a tutti gli Otd che abbiano svolto presso la stessa azienda, per almeno tre anni consecutivi, 150 o più giornate di lavoro così come la definizione, in via sperimentale, della possibilità di stipulare contratti con garanzia di assunzione triennale che, assieme al rafforzamento dell’istituto delle convenzioni, potranno contribuire a garantire percorsi di stabilizzazione e continuità occupazionale”.

Al centro di questo rinnovo anche le esigenze dei lavoratori migranti, che a livello nazionale rappresentano oltre il 40% degli occupati nel settore, prevedendo, come già detto, 4 ore di permessi retribuiti all’anno per effettuare le pratiche per il permesso di soggiorno, la possibilità di cumulare ferie e permessi per garantire il rientro nei paesi di origine e la traduzione del Ccnl e dei Contratti provinciali di lavoro (Cpl) in diverse lingue.

Potenziati, al tempo stesso, i capitoli relativi alla bilateralità nazionale con nuove prestazioni, come quella a favore delle lavoratrici a tempo indeterminato vittime di violenza di genere, così come è stato migliorato il capitolo dei permessi, in particolare per la cura dei genitori anziani.

“Si tratta di percorsi virtuosi – precisa la segretaria generale Mammucari – che, se portati avanti nell’ottica di una vera alleanza di settore, possono fornire quelle risposte concrete che i lavoratori e l’agricoltura italiana meritano. L’agricoltura svolge un ruolo sempre più strategico, non solo dal punto di vista economico, ma anche sotto il profilo della sicurezza alimentare, per la tutela del territorio, la coesione sociale e nel definire l’identità stessa del nostro Paese, per questo siamo profondamente convinti che il lavoro agricolo rappresenti uno degli assi portanti per la crescita e lo sviluppo dell’Italia e debba pertanto essere sicuro, giustamente retribuito, di qualità e lontano da ogni forma di sfruttamento. Solo continuando ad andare in questa direzione l’agricoltura italiana potrà vincere le sfide future e riconquistare l’attrattività che merita”.

Uila Viterbo


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