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Il sole del solstizio estivo rivela i segreti della Basilica di Sant’Elia

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La luce nella Basilica di Sant’Elia

La luce nella Basilica di Sant’Elia

La luce nella Basilica di Sant’Elia

La luce nella Basilica di Sant’Elia

Castel Sant’Elia – Riceviamo e pubblichiamo – Ci sono monumenti che, nonostante secoli di studi, continuano a custodire segreti capaci di sorprendere. La Basilica di Sant’Elia è uno di questi.

A distanza di dieci anni dalla mia prima indagine archeoastronomica sul complesso medievale, sono tornato a studiare ciò che accade all’alba del solstizio d’estate, ottenendo risultati che permettono oggi di comprendere meglio il rapporto tra luce, architettura e simbolismo religioso.

Nel primo studio non ero riuscito a stabilire con precisione il percorso della luce proveniente dalla monofora absidale oggi tamponata e occupata dall’affresco di San Giovanni Battista. Grazie a nuovi rilievi topografici, all’analisi delle altimetrie e a una ricostruzione più accurata dell’orizzonte locale, è stato però possibile ricostruire il fenomeno con maggiore precisione.

Le nuove elaborazioni mostrano come, all’alba del solstizio d’estate, i raggi del sole potessero entrare ortogonalmente dalla monofora tamponata, raggiungendo direttamente l’area dell’altare. Con il progressivo innalzamento del sole, la luce attraversava poi la monofora centrale dell’abside andando a illuminare il settore esterno del semicerchio absidale. Successivamente il fascio luminoso arretrava gradualmente verso il centro fino a spegnersi, seguendo una traiettoria perfettamente coerente con la geometria della struttura.

Il dato assume particolare importanza se si considera che proprio quella monofora venne chiusa e decorata con l’immagine di San Giovanni Battista, santo la cui nascita viene celebrata il 24 giugno, in stretta prossimità del solstizio d’estate.

Nel corso degli anni ho potuto osservare come questo legame tra il Battista e le illuminazioni solstiziali ricorra frequentemente. Nella maggior parte delle chiese che ho studiato, infatti, i fenomeni luminosi associati al solstizio estivo sembrano riferirsi proprio alla figura di San Giovanni. Un elemento che, pur richiedendo ulteriori approfondimenti, appare tutt’altro che casuale.

Queste osservazioni si inseriscono in un filone di ricerca che evidenzia come molte chiese medievali fossero progettate per dialogare con la luce naturale in particolari momenti dell’anno liturgico.

Oggi siamo abituati a vedere edifici spesso spogli delle loro decorazioni originarie, ma nel Medioevo le pareti erano ricoperte da affreschi raffiguranti santi, episodi evangelici e scene bibliche. In una società largamente analfabeta, quelle immagini costituivano un vero e proprio linguaggio visivo attraverso il quale il fedele poteva comprendere il messaggio religioso.

Anche altri studi sembrano confermare questa relazione tra luce e immagini sacre. Nella chiesa di Santa Maria in Foro Cassio, a Vetralla, ho documentato come nel giorno del solstizio d’estate la luce di un oculo illumini esclusivamente il volto del Cristo crocifisso dipinto sulla controfacciata. A Santa Maria in Castello, a Tarquinia, il tramonto del solstizio accompagna invece un raggio luminoso fino a sfiorare il fonte battesimale prima della sua scomparsa.

Ma è proprio all’interno della Basilica di Sant’Elia che ho osservato uno dei fenomeni più suggestivi. Sulla parete destra del transetto sono raffigurate diverse scene dell’Apocalisse. Durante l’alba del solstizio estivo uno dei raggi provenienti dalle monofore attraversa la scena della resurrezione dei defunti, segue la stessa inclinazione della tromba impugnata da un angelo e va a illuminare completamente la figura della donna vestita di bianco che ascende al cielo.

Il fascio luminoso prosegue poi lungo la direzione indicata dalla sua mano fino a raggiungere gli angoli opposti della porta della sacrestia.

Potrebbe trattarsi di una scelta intenzionale degli antichi costruttori oppure di una coincidenza generata dall’architettura dell’edificio. In assenza di prove documentarie non è possibile affermarlo con certezza. Posso però documentare un fenomeno che si verifica esclusivamente all’alba del solstizio d’estate e che mostra un sorprendente dialogo tra luce, immagini e spazio sacro.

A dieci anni dalle prime ricerche, la Basilica di Sant’Elia continua dunque a rivelare nuovi dettagli del proprio patrimonio simbolico. Segreti rimasti nascosti per secoli tra le sue antiche mura e che oggi, grazie alla luce del sole, tornano lentamente a raccontare una storia dimenticata.

Un doveroso ringraziamento va al sindaco Vincenzo Girolami, l’assessore alla cultura Cecilia Paolucci, il presidente dell’associazione Sol Invictus Marialuisa Graziani, per la loro disponibilità in questi anni di studio.

Stefano Cavalieri


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