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Roma – “È stato Shahadat”. Amir Hossain Uddin, il figlio ventenne sopravvissuto alla strage di Casalotti, avrebbe indicato agli investigatori il nome dell’uomo ricercato per il triplice omicidio di via Montiglio.
Il giovane, ferito e ricoverato al policlinico Gemelli, ha raccontato di avere trovato in casa Shahadat Hossain, 43 anni, cittadino bengalese, indicato come presunto autore del massacro. Secondo quanto riferito dal ventenne, la famiglia aveva avuto una discussione con lui nei giorni precedenti e il padre voleva allontanarlo.
Nell’appartamento sono stati uccisi Kamal Uddin Babul, la moglie Jahan Hosne Momotaj e la figlia Islam Arowa, di otto anni. Amir è l’unico superstite. Ha riportato ferite da taglio e traumi, tra cui un colpo alla testa, ma non sarebbe in pericolo di vita.
Quando è rientrato dal lavoro, in un primo momento il ventenne non si sarebbe accorto di nulla. Poi avrebbe visto un piede della sorellina spuntare da sotto il letto e avrebbe capito che cosa era accaduto. A quel punto sarebbe iniziata la colluttazione con l’uomo che, secondo la ricostruzione al vaglio degli investigatori, era ancora nell’abitazione.
Lo scontro sarebbe proseguito anche sulle scale della palazzina, dove sono rimaste tracce di sangue. Amir sarebbe poi riuscito a raggiungere la strada e a chiedere aiuto.
La squadra mobile sta lavorando sull’ipotesi che il massacro si sia consumato in più momenti. Prima sarebbero state colpite la donna e la bambina. Poi il padre. I corpi sarebbero stati nascosti nell’appartamento. L’autore dell’aggressione avrebbe anche tentato di ripulire la scena del delitto con la candeggina.
Nell’abitazione è stata sequestrata una mannaia, ritenuta l’arma usata per colpire le vittime. La procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio e lesioni. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e affidate alla Squadra mobile.
Resta da chiarire il movente. Tra le piste al vaglio c’è quella passionale. Nella comunità bengalese si parla di un possibile rapporto tra Shahadat Hossain e Jahan Hosne Momotaj, ma gli elementi devono essere verificati. Alcuni conoscenti hanno riferito anche di una riunione tra connazionali, avvenuta pochi giorni prima della strage, per affrontare la situazione e allontanare l’uomo dal quartiere.
Gli accertamenti riguardano anche il profilo del ricercato. Shahadat Hossain avrebbe vissuto tra Roma e il Bangladesh, mentre la moglie e i figli sarebbero a Londra. Aveva presentato circa un anno fa richiesta di asilo con domanda di riconoscimento dello status di rifugiato, pratica ancora in fase di valutazione.
Gli investigatori stanno valutando anche un post pubblicato sui social il giorno prima del massacro, nel quale l’uomo scriveva che quando una persona muore dovrebbe portare con sé i propri cari. Una frase che, dopo quanto avvenuto in via Montiglio, è finita tra gli elementi di interesse dell’inchiesta.
Le ricerche proseguono. La polizia ha diffuso la foto di Shahadat Hossain e ha invitato chiunque abbia informazioni utili a contattare il numero 3346903295 della Squadra mobile. Controlli sono stati effettuati nella sua abitazione romana, a Frosinone e in altre zone. Le verifiche si sono estese anche fuori dal Lazio.
C’è anche il timore di reazioni violente all’interno della comunità bengalese, sconvolta dall’uccisione di una famiglia conosciuta e considerata ben integrata nel quartiere. L’appello resta quello di rivolgersi subito alle forze dell’ordine in caso di segnalazioni.
Kamal Uddin Babul viveva in Italia da circa quindici anni. La moglie e la figlia lo avevano raggiunto da alcuni anni. La bambina frequentava la scuola nel quartiere. A Casalotti la notizia ha lasciato sotto choc vicini, amici e connazionali.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


