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Vallerano – Riceviamo e pubblichiamo – Abbiamo appreso dai vari organi di stampa della repentina risposta dell’amministrazione comunale di Vallerano inerente al consiglio avvenuto il 3 giugno e in cui si è discussa la nostra mozione riguardante il Cas di Centignano.
Ci siamo presi un po’ di tempo per rispondere volendo dare un quadro dettagliato e preciso di quanto avvenuto durante quella discussione.
L’amministrazione comunale ci tiene a specificare di aver presentato un documento alternativo al nostro: assolutamente falso.
Il documento di cui parlano non era stato inserito all’ordine del giorno del consiglio comunale nei tempi previsti e, pertanto, non poteva essere né discusso né messo ai voti. Al massimo avrebbe potuto costituire una dichiarazione di voto della maggioranza. Le spiegazioni che ci siamo dati possono essere soltanto due: o alcuni amministratori, dopo otto anni di incarico, non conoscono le procedure amministrative, cosa che sarebbe davvero imbarazzante, oppure il documento è stato volutamente presentato all’ultimo momento per aizzare gli animi, creare una provocazione politica ad hoc e trovare un motivo per non votare la nostra mozione.
Non sappiamo quale delle due sia la spiegazione. Magari saranno loro stessi a chiarirlo.
Nonostante il documento non potesse essere accolto all’ordine del giorno, lo abbiamo comunque letto e analizzato. Se fosse stata eliminata la parte relativa al progetto Sprar/Sai e all’accoglienza diffusa, avremmo potuto accoglierlo favorevolmente. Alla nostra richiesta di eliminare quel passaggio, però, non è stata data alcuna risposta positiva.
Dobbiamo inoltre ribadire che la richiesta di convocazione del consiglio comunale da parte nostra è stata inoltrata al sindaco in data 13 maggio 2026. Se davvero la maggioranza e il sindaco avessero avuto la volontà di gettare le basi per un documento unitario, il tempo per farlo non sarebbe certo mancato. Dal 13 maggio fino al consiglio comunale di giugno hanno avuto circa venti giorni per convocare un tavolo di confronto, avviare un percorso condiviso o presentare una controproposta nei tempi previsti. Nulla di tutto questo è stato fatto.
Per questo ci domandiamo: è credibile sostenere oggi la necessità di un rinvio di dieci giorni del consiglio comunale per trovare una sintesi, quando per oltre venti giorni non è stata avanzata alcuna iniziativa concreta in tal senso?Se davvero vi fosse stata la volontà di costruire un documento condiviso, il tempo e le occasioni non sarebbero certamente mancate.
La nostra mozione era volutamente scevra da proposte di parte. Se avessimo voluto avanzare soluzioni politicamente schierate al fenomeno dell’immigrazione incontrollata, avremmo inserito due punti fondamentali: la chiusura del progetto Sprar, già richiesta più volte in passato, e la remigrazione.
Questo avrebbe significato presentare una mozione chiaramente di parte e ideologicamente orientata.
Per senso di responsabilità, invece, ci siamo attenuti esclusivamente al tema del Cas di Centignano.
Chiunque legga il nostro documento, pubblicato integralmente, potrà verificare che si parla soltanto di sicurezza, delle possibili ripercussioni sulle attività commerciali e delle preoccupazioni manifestate dai residenti non solo della zona interessata, ma dell’intero territorio circostante.
Paure che non sono state alimentate ad arte, come sostenuto nell’articolo dell’amministrazione e come qualcuno ha lasciato intendere, nemmeno troppo velatamente, durante il consiglio comunale. Si tratta di normali preoccupazioni di cittadini che ritengono il paese non ancora pronto e adeguatamente attrezzato per affrontare un cambiamento sociale di questa portata.
Certo, uno dei punti della mozione proponeva anche di chiedere l’allocazione dei migranti in altre strutture, magari sempre gestite dalla società Ospita srl che, da quanto ci risulta, dispone di diverse altre strutture che potrebbero essere maggiormente consone a questo tipo di progetto.
Oltre a questo impegno richiesto alla giunta e al consiglio, come sanno benissimo coloro che erano presenti in aula, ci siamo dichiarati disponibili a eliminare tutti gli altri punti della mozione che, secondo la maggioranza, contenevano inesattezze o facevano riferimento a situazioni ormai superate. Saremmo stati disposti a lasciare un solo punto: esprimere un parere contrario all’apertura del centro di accoglienza a Centignano. Nulla di più.
Una formulazione identica a quella già approvata e presentata in altri comuni coinvolti in situazioni analoghe.
Nemmeno questo è stato accettato.
Allora ci chiediamo: perché continuare a dichiararsi contrari all’apertura del Cas, ribadendolo in ogni sede e in ogni comunicato, ma non confermare questa posizione nell’unico luogo in cui conta davvero, cioè il consiglio comunale?
E ancora: perché il documento della maggioranza, presentato soltanto il giorno stesso del consiglio e quindi fuori dai tempi utili, avrebbe dovuto rappresentare il testo condiviso da tutta l’assise?
Quando è stata avanzata l’ipotesi di un documento unitario, noi come opposizione non ci siamo tirati indietro proprio per il bene comune. Tuttavia, la maggioranza pretendeva in maniera perentoria di inserire nel testo il riferimento politico all’adesione al progetto Sprar. Una scelta che dimostra, ancora una volta, una scarsa attenzione verso la sensibilità dei cittadini.
E ciò appare ancora più grave considerando che questa battaglia non dovrebbe essere una questione di schieramenti politici, ma una questione che riguarda indistintamente tutti i cittadini e tutti i loro rappresentanti.
Non vogliamo credere che il motivo del mancato accordo sia stato l’assenza, nella nostra mozione, di una soluzione alternativa. Innanzitutto perché non spetta alle amministrazioni comunali individuare soluzioni a un fenomeno di carattere nazionale e, in secondo luogo, perché in questa fase nessuno ci aveva chiesto di farlo.
Noi crediamo invece che a questa amministrazione pesi chiedere formalmente la non apertura del Cas, essendo sempre stata apertamente schierata e in prima linea a favore delle politiche di accoglienza. Lo dimostra anche quanto avvenuto nel consiglio comunale del 2019, quando il sindaco non condannò l’operato di Carola Rackete, il comandante della nave Ong Sea-Watch 3, protagonista di una vicenda che ha profondamente diviso l’opinione pubblica italiana.
Forse, però, oggi l’amministrazione inizia a comprendere che quel modello di società che per anni ha sostenuto e promosso non incontra più il favore di una parte sempre più ampia dei cittadini.
Per questo chiediamo che venga finalmente fatta chiarezza e che, per una volta, ci si assuma fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte.
Abbiamo il forte sospetto che non vi fosse alcuna reale volontà di trovare un accordo unanime, ma piuttosto il tentativo di imporre, dietro la facciata di una proposta apparentemente condivisa, una posizione politica ben precisa. Non la nostra, ma quella della maggioranza. Una posizione che, dietro il perbenismo di circostanza, continua a ignorare le preoccupazioni concrete di cittadini e commercianti che ritengono il paese privo delle risorse e delle strutture necessarie per affrontare adeguatamente questo progetto.
Noi siamo sempre stati al fianco degli italiani e oggi più che mai lo stiamo dimostrando. Lo abbiamo fatto mettendo da parte le nostre posizioni più identitarie e presentando una mozione priva di qualsiasi proposta ideologica, proprio perché riteniamo che la vera sensibilità consista nel tutelare gli interessi di coloro che ci hanno affidato la loro fiducia e la loro rappresentanza.
La sensibilità non si misura con gli slogan, ma con i fatti.
Altri, invece, hanno continuato a sostenere politicamente un modello di accoglienza che, a nostro giudizio, negli anni ha prodotto problemi e alimentato interessi economici attorno al fenomeno migratorio.
Jacopo Polidori
consigliere comunale e capogruppo di opposizione al consiglio comunale di Vallerano
