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Tentato omicidio di via Ferretti, alla guida della Fiesta un autista “fantasma”…

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Civita Castellana – (sil.co.) – Tentato omicidio di via Ferretti, alla guida della Fiesta un autista “fantasma”. Udienza dedicata all’ascolto in video conferenza dei testimoni tunisini e marocchini detenuti in carcere. È ripreso così ieri, davanti al collegio, il processo col rito ordinario al 25enne del Marocco, unico dei quattro arrestati per l’agguato dell 16 marzo dell’anno scorso in via Ferretti a Civita Castellana ancora in attesa di giudizio. L’imputato, secondo l’accusa, sarebbe stato alla guida della Fiesta che assieme a una Punto ha dato l’assalto alla Panda delle vittime. Movente, come è noto, la guerra tra due bande di pusher nordafricani per il controllo dello spaccio, 


Civita Castellana - Accoltellamento in via Ferretti - I carabinieri sul posto

Civita Castellana – Accoltellamento in via Ferretti – I carabinieri sul posto


Il pm Flavio Serracchiani e il difensore Luigi Mancini hanno concordato l’acquisizione dei verbali di interrogatorio di tutti i testi, ad eccezione di tre, tra i quali, per la difesa, il 32enne marocchino condannato la settimana scorsa  sette anni e nove mesi di reclusione per tentato omicidio e lesioni aggravate in concorso, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato. 

Il 32enne, che era alla guida della Fiat Punto che con la Ford Fiesta ha bloccato la Panda dei due tunisini di 23 e 28 anni – quest’ultimo parte civile con l’avvocato Walter Pella dopo essere stato ridotto in fin di vita a colpi di machete e l’altro ricoverato con una prognosi di 40 giorni – ha detto di non sapere chi fosse alla guida della Fiesta al momento della feroce aggressione. 

“Quel giorno l’ho visto in giro, o meglio ho visto la sua macchina, ma non so chi fosse alla guida”. Quindi ha spiegato di vivere a Civita Castellana dal 2020, di essere sposato con un’italiana del posto e che pure l’imputato è fidanzato con una italiana, amica di sua moglie. “Noi marocchini ci conosciamo tutti, ci frequentiamo, andiamo al bar e in discoteca”, ha spiegato il teste, detenuto a Civitavecchia.

Neanche i due testimoni tunisini dell’accusa, un 30enne e un 33enne, hanno chiarito la posizione dell’imputato. “Non ho visto niente e nessuno, mi hanno messo in mezzo, ma io non c’entro niente, sono stato il primo ad andare via”, ha detto il trentenne, che era sulla Panda delle vittime. Il 33enne ha parlato di due auto e di quattro marocchini, che però conosceva solo di vista, che hanno accerchiato e picchiato le due vittime.

Oltre al 32enne marocchino sentito ieri come teste, un altro connazionale è stato già condannato anche lui a sette anni e nove mesi di carcere e un terzo a sette anni e mezzo, tutti con l’abbreviato.

Il 25enne, che essendo a processo col rito ordinario rischia più di tutti, sarà interrogato alla prossima udienza, quando ì sono previste anche discussione e sentenza.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”. 


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