Roma – Battelli pieni di manifestanti, decine di bandiere gialle con la scritta “No scorie”, striscioni affacciati sui ponti e numerosi amministratori con la fascia tricolore. La protesta della Tuscia contro l’ipotesi del deposito nazionale di rifiuti radioattivi è arrivata questa mattina nel cuore della capitale.
Roma – La manifestazione “Il Tevere non accetta scorie” – La Tuscia porta la protesta nel cuore della capitale
La manifestazione “Il Tevere non accetta scorie”, organizzata dal Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, ha riunito sindaci, rappresentanti delle istituzioni, esponenti politici, comitati e cittadini della provincia di Viterbo.
La mobilitazione si è sviluppata lungo il fiume. I partecipanti sono saliti sui battelli allo Scalo de Pinedo, sul lungotevere Arnaldo da Brescia, tra ponte Pietro Nenni e ponte Giacomo Matteotti. Le imbarcazioni hanno poi attraversato il centro di Roma tra bandiere, ombrelli gialli e cartelli contro il deposito.
Su uno dei battelli campeggiava il grande striscione “Il Tevere non accetta scorie”. Altre imbarcazioni esponevano le scritte “No scorie” e “No scorie Tuscia”. Dai ponti, contemporaneamente, gruppi di manifestanti mostravano bandiere e striscioni rivolti verso il fiume.
Il corteo sull’acqua si è concluso nei pressi di piazza Belli e ponte Garibaldi, dove la protesta è proseguita sulla strada. Nelle immagini della giornata si vedono delegazioni dei comuni, amministratori con la fascia tricolore e gruppi riuniti dietro gli striscioni della mobilitazione.
L’obiettivo era portare all’attenzione della capitale l’opposizione alla possibile collocazione nella Tuscia del deposito destinato ad accogliere circa 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi. Secondo quanto spiegato nei giorni scorsi da Famiano Crucianelli, presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, circa 20mila metri cubi sarebbero costituiti da scorie provenienti dalle vecchie centrali nucleari.
Sono 21 i siti individuati nella provincia di Viterbo tra le aree potenzialmente idonee. Una presenza contestata da oltre quattro anni da comitati, amministrazioni comunali, provincia e regione.
Alla manifestazione hanno partecipato rappresentanti di numerosi comuni della Tuscia.
“Oggi a Roma con il comitato ‘No scorie’ e con i sindaci della provincia per manifestare la nostra contrarietà alla realizzazione del deposito di scorie radioattive nel nostro territorio – si legge nel post pubblicato dal comune di Canino -. Teniamo alta l’attenzione sul tema: facciamoci vedere e facciamoci sentire. Grazie agli organizzatori per il loro impegno e ai tanti caninesi che hanno sfidato il caldo per difendere il nostro territorio”.
La delegazione di Canino ha sfilato dietro un grande striscione giallo con lo stemma del comune e le scritte “No scorie” e “Tuscia in movimento”.
Anche il sindaco di Civita Castellana Danilo Corazza ha rilanciato il messaggio della protesta. “No al deposito nazionale delle scorie nucleari nella Tuscia – ha scritto Corazza -. La battaglia del nostro territorio arriva a Roma”.
Il comune di Tuscania ha partecipato alla mobilitazione insieme agli altri amministratori e ai cittadini presenti.
“Oggi, insieme a tanti altri amministratori e cittadini, il comune di Tuscania ha partecipato attivamente alla manifestazione sul Tevere per ribadire un no fermo e unito al deposito nazionale di scorie nucleari nel nostro territorio – si legge nel post pubblicato da Tuscania Obiettivo Comune 2.0 -. La Tuscia è una terra ricca di storia, bellezza e biodiversità”.
“Abbiamo il dovere, come amministratori e come comunità, di proteggerla e di consegnarla intatta alle future generazioni – prosegue il post -. Difendere il nostro territorio significa tutelare la salute di tutti e il valore del nostro ambiente”.
Il comune di Tuscania ha sottolineato anche la presenza congiunta di cittadini e amministratori. “Vedere così tante persone unite in questa giornata dimostra che, quando si tratta di proteggere il nostro futuro, la nostra voce sa essere forte e coesa. Noi andiamo avanti, insieme, a difesa della nostra terra”.
Presente anche la sindaca di Montalto di Castro Emanuela Socciarelli. “Questa mattina abbiamo portato la nostra protesta nel cuore di Roma, sul Tevere – ha scritto Socciarelli -, per ribadire con forza che la Tuscia non può diventare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi”.
Alla protesta hanno aderito anche rappresentanti politici regionali. Sinistra italiana Lazio ha richiamato l’attenzione sulle caratteristiche del territorio e sui rischi legati alla presenza delle acque.
“Riteniamo inadatto il collocamento di ben 21 siti nella Tuscia, territorio esposto a rischi idrogeologici – afferma Sinistra italiana Lazio -. In caso di frane o incidenti, alcuni siti rischierebbero di inquinare e compromettere le acque del Tevere”.
Il consigliere regionale del Movimento 5 stelle Valerio Novelli ha partecipato alla mobilitazione sul fiume. “Oggi sul Tevere ho ribadito il mio no all’ipotesi di un deposito nazionale di rifiuti radioattivi nel Lazio – ha dichiarato Novelli -. Difendere il nostro territorio significa proteggere ambiente, salute e futuro. Il Tevere non accetta scorie”.
Alla manifestazione aveva annunciato la propria adesione anche il consigliere regionale di Sinistra civica ecologista Claudio Marotta, secondo il quale la questione non riguarda soltanto il Viterbese, ma l’intero Lazio.
Nei giorni precedenti alla protesta, Crucianelli aveva evidenziato la presenza nella Tuscia di falde acquifere superficiali, alcune delle quali collegate con il Tevere. I promotori contestano inoltre i criteri adottati per l’individuazione delle aree e chiedono che vengano considerate le caratteristiche ambientali, economiche e sociali della provincia.
“La Tuscia è incompatibile con 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi, 20mila dei quali sono scorie delle vecchie centrali nucleari”, aveva dichiarato Crucianelli durante la presentazione dell’iniziativa.
Con la manifestazione romana, la battaglia portata avanti nel Viterbese è stata trasferita simbolicamente sul Tevere, con l’obiettivo di coinvolgere anche i cittadini della capitale e ribadire davanti alle istituzioni nazionali il no della Tuscia al deposito.







