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Troppe 9 ore dal dentista, detenuto 35enne passa dai domiciliari al carcere

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Viterbo – (sil.co.) – Dal dentista al carcere, la cassazione non fa sconti al detenuto che “allunga” il tragitto. Un permesso per andare dal dentista di fiducia si trasforma in un biglietto di sola andata per il carcere per un detenuto 35enne d’origine campana, che stava agli arresti domiciliari a Viterbo, condannato per narcotraffico di cocaina dall’Olanda a Napoli. La corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del 35enne, confermando l’aggravamento della misura cautelare dagli arresti domiciliari che stava scontando a Viterbo alla custodia in carcere.


La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di cassazione


Nove ore di “buco” e guida spericolata. La vicenda nasce nel dicembre del 2025. il 35enne, condannato appunto per reati legati al traffico  internazionale di stupefacenti, aveva ottenuto un’autorizzazione per lasciare il proprio domicilio a Viterbo e recarsi a Napoli per urgenti cure odontoiatriche. Il permesso specificava chiaramente la durata: il tempo strettamente necessario per il trattamento.

Immediato trasferimento in cella. Le cose, però, sono andate diversamente. L’uomo è stato fermato dalle forze dell’ordine ben nove ore dopo l’orario fissato per l’appuntamento, mentre sfrecciava a velocità elevata e zigzagava pericolosamente tra le auto. Per la corte d’appello prima, e per il tribunale del riesame di Napoli poi, il verdetto è stato inevitabile: violazione grave delle prescrizioni e immediato trasferimento in cella.

“Mancava l’orario di rientro”. La difesa ha tentato la carta del difetto di motivazione. Secondo il legale, il permesso indicava l’ora di inizio della visita (le 12 del 9 dicembre), ma non fissava un orario tassativo per il rientro a Viterbo. Il ritardo sarebbe stato quindi causato dallo slittamento delle cure mediche, iniziate solo nel pomeriggio.

“Spiccata pericolosità sociale”. Nel caso specifico, per la cassazione, i giudici di Napoli hanno motivato in modo impeccabile: “La condotta del 43enne, per giunta caratterizzata da una guida spericolata, ha dimostrato una spiccata pericolosità sociale e un elevato rischio di recidiva”. Oltre al ritorno dietro le sbarre, per l’imputato è arrivata anche la “stangata” economica: il ricorso inammissibile gli costerà il pagamento delle spese processuali e una sanzione di 3mila euro da versare alla cassa delle ammende. La copia del provvedimento è già stata trasmessa alla direzione del carcere per gli adempimenti di rito.


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