- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Via della Pila, le firme salgono a 1.170: “Opera inutile, costosa e pericolosa”

Condividi la notizia:


Chiara Frontini

Chiara Frontini

Viterbo - La pista ciclabile - Ecco dove dovrebbero passare i pedoni

Viterbo – La pista ciclabile – Ecco dove dovrebbero passare i pedoni

Viterbo - Pista ciclabile in via della Pila

Viterbo – Pista ciclabile in via della Pila

Viterbo - Motorino finisce sulla pista ciclabile e cade sui cordoli in via della Pila - La polizia locale

Viterbo – Motorino finisce sulla pista ciclabile e cade sui cordoli in via della Pila – La polizia locale

Viterbo - Motorino finisce sulla pista ciclabile e cade sui cordoli in via della Pila - La polizia locale e 118

Viterbo – Motorino finisce sulla pista ciclabile e cade sui cordoli in via della Pila – La polizia locale e 118

Viterbo - La pista ciclabile alla Pila

Viterbo – La pista ciclabile alla Pila

Viterbo - I cordoli della pista ciclabile in via della Pila

Viterbo – I cordoli della pista ciclabile in via della Pila

Viterbo - I cordoli della pista ciclabile in via della Pila

Viterbo – I cordoli della pista ciclabile in via della Pila

Viterbo - I cordoli della pista ciclabile in via della Pila

Viterbo – I cordoli della pista ciclabile in via della Pila

Viterbo – Le firme contro la pista ciclabile e la nuova viabilità di via della Pila salgono a 1.170.

Dopo una prima raccolta di 516 sottoscrizioni, trasmessa il 22 maggio, ieri sono state depositate altre 68 schede con 654 firme. Una mobilitazione che, secondo i promotori, nasce senza appartenenze politiche e senza finalità di attacco all’amministrazione, ma come richiesta di ascolto da parte dei cittadini.

La lettera accompagnatoria al deposito delle firme elenca criticità, disagi e quella che viene definita “inconsistenza tecnico-concettuale ed estetica della pista ciclabile così realizzata”.

Nel mirino dell’azione del comitato resta il modo di amministrare della sindaca Chiara Frontini, che ha voluto la pista ciclabile e continua a non ascoltare cittadini, residenti e commercianti. Una sindaca che costa ai viterbesi quasi 10mila euro al mese e che, invece di risolvere i problemi, sembra aggiungerne di nuovi: viabilità peggiorata, opere contestate, centro storico distrutto, quartieri esasperati e scelte calate dall’alto.

La vicenda di via della Pila diventa così il simbolo di un metodo amministrativo: decidere senza ascoltare, andare avanti nonostante le proteste e trasformare un’opera pubblica in un problema quotidiano per chi vive e lavora nella zona.

Nel documento vengono contestati l’utilizzo della pista, ritenuto quasi nullo, la segnaletica giudicata confusa, gli spazi destinati ai pedoni, le difficoltà per le persone con disabilità, le conseguenze per le attività commerciali e l’impatto cromatico dell’intervento in un’area vicina a Santa Maria in Gradi.

Particolare attenzione viene dedicata anche ai costi. I promotori chiedono chiarimenti sulle spese di manutenzione, sulla gestione futura dell’infrastruttura, sugli eventuali maggiori costi rispetto al finanziamento iniziale e sulle ricadute economiche per i cittadini.

Nel testo si richiama anche il tema della sicurezza. Secondo i firmatari, il percorso pedonale sarebbe sottodimensionato in diversi tratti e costringerebbe chi cammina, compresi pedoni con passeggini o persone con disabilità, a invadere la pista ciclabile, con possibili rischi per tutti gli utenti della strada.

La petizione chiede all’amministrazione risposte su dieci punti: dall’utilità dell’opera alla mancata consultazione preventiva dei residenti, dalla situazione dello stallo per disabili agli effetti sulle attività commerciali, fino all’eventuale valutazione della Corte dei conti sull’utilizzo di fondi pubblici.

“Le 1.170 firme raccolte, in costante aumento – si legge nel documento – sono il frutto di una richiesta di maggiore partecipazione e di opere utili alla città e ai quartieri, adeguate al Genius Loci e condivise con i residenti”.

I promotori annunciano anche un nuovo appuntamento per giovedì 2 luglio alle 19,30 in via della Pila, per ulteriori approfondimenti e spunti di riflessione.


Il documento che accompagna la consegna altre 674 firme contro la pista ciclabile alla Pila

Consegna di 68 schede contenenti complessivamente 654 sottoscrizioni dei cittadini alla petizione per la revisione della viabilità di via della Pila e delle vie limitrofe, con attenzione alle esigenze dei residenti, in particolare dei soggetti più fragili, e delle attività di vicinato.

Dopo una prima raccolta di firme, trasmessa in data 22 maggio e contenente 516 sottoscrizioni, considerata la mancanza di un concreto esame delle proposte avanzate e, in generale, di una reale rivisitazione della viabilità, i cittadini hanno proseguito a sottoscrivere la petizione, raggiungendo la quota complessiva di 1.170 firme, ammontare da ritenersi ragguardevole, considerata l’assoluta spontaneità dell’iniziativa e l’assenza di qualsivoglia organizzazione di supporto.

Come più volte rappresentato, non vi sono appartenenze politiche né, tantomeno, finalità di attacco all’amministrazione. Si tratta della voce dei cittadini che deve essere ascoltata dalla politica. Nonostante la rilevanza mediatica delle problematiche segnalate e un colloquio avuto con i responsabili dell’amministrazione, le risposte fornite si sono limitate a mere dichiarazioni di intenti, dilatate in un tempo imprecisato, mentre le opere sono proseguite in spregio alle richieste inoltrate. La quotidianità della vita cittadina soffre le conseguenze di una scelta evidentemente inopportuna, pericolosa e non decorosa per una città che ambisce a una connotazione turistica e culturale. Le oltre 1.100 firme raccolte in poco tempo e senza mezzi dovrebbero indurre gli amministratori a una riflessione non autoreferenziale, ma orientata, con serenità, alla migliore soluzione della problematica.

Ci piace, a tal proposito, citare un passaggio espresso in un recente convegno da un esponente della giunta: “Uno degli errori peggiori che un amministratore possa commettere è giustificare la propria esistenza solo in base ai finanziamenti ottenuti. Il vero coraggio di chi governa deve essere quello di capire quali finanziamenti non prendere, perché inadeguati al Genius Loci, all’anima profonda della propria città”.

Il concetto è condivisibile. Ma ci si chiede perché non venga applicato, e soprattutto perché i finanziamenti a cui l’amministrazione ha avuto accesso vengano utilizzati per spese che arrecano nocumento alla collettività, composta da persone che vivono e lavorano nel quartiere, come ben testimoniato dalla raccolta firme. Il denaro utilizzato ha natura pubblica e, come spiegheremo più avanti, non può considerarsi del tutto a fondo perduto.

Il nostro parere, più volte espresso, è che la politica abbia il dovere di agevolare i cittadini e non di creare ostacoli, rappresentati da indebitamenti per la realizzazione di opere inutili, costose e pericolose.

Per evitare che la petizione abbia una valenza fine a se stessa, riteniamo opportuno analizzare, nel modo più asettico possibile, l’opera urbanistica per la quale sono stati investiti denari pubblici.

  1. L’utilizzo della pista ciclabile

Come affermato nell’intervento richiamato, qualsiasi opera urbanistica e viaria deve armonizzarsi con la struttura della città e con le esigenze primarie dei cittadini, anche transitoriamente ospitati.

Chiunque abbia osservato il traffico all’interno della pista ciclabile non può non rilevare che i ciclisti che l’hanno percorsa sono stati praticamente nulli; né appare prevedibile, vista la conformazione della via e della stessa pista monodirezionale, che essa possa essere utilizzata in misura significativa dagli studenti universitari, che difficilmente affrontano il percorso con libri e computer al seguito. A ciò si aggiunge la necessità di una capillare infrastruttura per il noleggio di biciclette, anche elettriche, con relative postazioni e manutenzioni.

  1. La segnaletica stradale in via della Pila

Entriamo in aspetti tecnici. All’inizio della via, all’incrocio con via Sabotino, la segnaletica verticale è costituita da un cartello tondo raffigurante una bicicletta; la segnaletica orizzontale da una striscia continua di colore rosso, sempre con simbolo della bicicletta. A fianco, tra tale linea rossa e il muro di contenimento, si trova un percorso delimitato, con segnaletica orizzontale raffigurante il pedone.

Ci troviamo dunque con il cartello verticale che segnala un’area destinata a pista esclusivamente ciclabile, mentre a terra abbiamo segnali che intendono la presenza di una pista ciclabile e di un percorso pedonale a uso non promiscuo, generando una totale confusione.

In realtà, il cartello verticale racconta la verità: l’opera non risponde a ragioni legate all’agevolazione della vita quotidiana dei cittadini, ma appare volta ad assecondare il bando di finanziamento, che richiede espressamente l’uso esclusivo ai ciclisti. Pertanto, tutte le persone che giornalmente percorrono la zona all’interno del cordolo esclusivamente a piedi e che “invadono” la pista ciclabile sarebbero passibili di sanzione.

Probabilmente l’amministrazione dovrebbe porre in essere adeguate azioni di controllo e informazione per far rispettare la regola imposta. Ne discende che denaro pubblico è stato utilizzato per impedire al pedone di transitare su una pista ciclabile vuota, circostanza in contrasto con i principi della viabilità, considerato che il pedone è, per definizione, il soggetto da proteggere.

  1. Misure tecniche dell’intervento urbanistico – La zona destinata ai pedoni

Secondo l’art. 3, comma 1, n. 33, del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, codice della strada, il marciapiede è “la parte della strada, esterna alla carreggiata, rialzata o altrimenti delimitata e protetta, destinata ai pedoni”. La Corte di cassazione, sez. III, ordinanza 4 febbraio 2026, n. 2363, ha ribadito che marciapiede, passaggio pedonale e attraversamento pedonale sono zone di transito esclusivo dei pedoni, sulle quali i velocipedi non possono circolare se non condotti a mano.

Da tali definizioni emerge l’intangibilità della sede pedonale e il suo primato gerarchico nella distribuzione degli spazi stradali. In tema di larghezza minima del marciapiede, il D.M. 5 novembre 2001, Norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade, impone una larghezza minima pari a 1,50 metri, da considerarsi al netto di strisce erbose, alberature e dispositivi di ritenuta; in presenza di occupazioni localizzate, edicole, cabine, cassonetti, la larghezza minima del passaggio pedonale non può essere inferiore a 2 metri. La giurisprudenza amministrativa ha confermato in modo univoco la cogenza di tali misure.

La striscia di strada dedicata ai pedoni, in larga parte dei 74 metri di via della Pila, presenta una larghezza inferiore alle prescrizioni. Disponiamo di fotografie che comprovano tale circostanza. Tenuto conto della presenza di dossi causati dalle radici degli alberi, tombini e pali della segnaletica, il pedone, il pedone con passeggino o con ombrello è spesso costretto a invadere la pista ciclabile, commettendo un’infrazione e creando pericolo quale ostacolo al potenziale ciclista.

Si aggiunga che l’art. 6, comma 2, lett. c), del D.M. 30 novembre 1999, n. 557, ammette la realizzazione di una pista ciclabile su corsia riservata ricavata dal marciapiede solo “qualora l’ampiezza ne consenta la realizzazione senza pregiudizio per la circolazione dei pedoni”. Ancora una volta ci si chiede se sia corretto utilizzare fondi pubblici per creare zone di pericolo e per violare norme tecniche di riferimento.

  1. L’ausilio ai diversamente abili

Nel percorso è presente uno stallo riservato alla sosta di una persona con disabilità. L’istituzione del senso unico ha comportato che l’ingresso in automobile dal lato passeggero imponga l’invasione della carreggiata.

Per i posti riservati disposti parallelamente al senso di marcia, parcheggio “in linea”, la lunghezza deve consentire il passaggio di una persona su sedia a ruote tra un veicolo e l’altro: requisito soddisfatto con una lunghezza non inferiore a 6 metri. In tal caso la larghezza del posto riservato può non eccedere quella di un posto ordinario. Lo spazio riservato alla sosta al servizio delle persone con disabilità deve avere dimensioni tali da consentire il movimento nelle fasi di trasferimento ed essere evidenziato con segnaletica orizzontale e verticale.

In Italia, la normativa di riferimento è il D.P.R. 503/1996, art. 10, insieme al D.M. 236/1989. Quando lo stallo è in linea e il passeggero con disabilità deve scendere dal lato della carreggiata, le misure da rispettare sono:
• lunghezza minima: 6 metri;
• larghezza minima totale: 3,20 metri, di cui 2 metri per lo stallo e almeno 1,20 metri per la striscia laterale di sicurezza, spazio tratteggiato per il passaggio della carrozzina.

La giurisprudenza amministrativa ha più volte ribadito che il comune ha discrezionalità nel posizionamento di uno stallo personalizzato per bilanciare la sicurezza del traffico, ma non la discrezionalità di creare uno stallo inutile o pericoloso per il disabile. Oltre alla segnaletica prescritta, qui mancante, si rilevano difficoltà attuative legate alla carreggiata ristretta a seguito della realizzazione della pista ciclabile e dei cordoli.

Nel caso di via della Pila, la descritta situazione determina il transito dei diversamente abili con carrozzina manuale su una fascia pedonale sottodimensionata, ricca di ostacoli, con problemi evidenti, dunque costretti a manovre complesse o a invadere la corsia ciclabile, con chiare conseguenze in termini di sicurezza per disabili e ciclisti. A ciò si aggiunge che il passaggio pedonale è ovviamente a doppio senso, rendendo ancora più difficile e caotico poter transitare senza invadere la pista ciclabile.

Non meno importante è segnalare che spesso i mezzi di soccorso sono costretti a percorrere la via contromano per evitare di perdere tempo cruciale durante un’emergenza, comportando ovviamente un rischio per loro e per tutti gli utenti della strada.

Ancora una volta: è corretto utilizzare fondi pubblici per creare zone di pericolo e violazioni normative?

  1. Le attività commerciali di via della Pila e la funzionalità per i cittadini

Lungo via della Pila, parallelamente alla pista ciclabile, operano varie attività commerciali, quasi tutte sul lato sinistro rispetto al senso di marcia. L’intervento ha leso economicamente tali attività: la maggiore difficoltà a reperire parcheggi di breve durata, il senso unico e la sostanziale impossibilità di effettuare lo scarico merci, per totale assenza di spazio, hanno inciso sull’utenza, con conseguente contrazione di ricavi e utili delle piccole imprese.

Il tema non riguarda solo i commercianti: si tratta di negozi di vicinato che svolgono anche una funzione sociale in un quartiere abitato in larga parte da persone anziane. La chiusura di tali attività nuocerebbe sia ai titolari sia ai residenti, limitando l’accesso a servizi essenziali.

  1. L’impatto cromatico sulla via

L’aspetto non è secondario per una città che ambisce a una connotazione artistica e a essere un polo di attrazione. La pista ciclabile rossa e i maxi-cordoli gialli risultano dissonanti rispetto a un’area limitrofa alla principale sede universitaria, con un complesso architettonico di pregio, Santa Maria in Gradi, sede di plurimi convegni in grado di attrarre molte persone.

Il “biglietto da visita” proposto dall’amministrazione è una goffa pista ciclabile monodirezionale, un percorso pedonale non pienamente fruibile e una cromaticità in contrasto con il contesto.

  1. Le tematiche giuridiche

Il tema è delicato ma necessario. La realizzazione della pista ciclabile e, soprattutto, del percorso pedonale, appare contraria, secondo le normative richiamate, ai dettami di legge. Un ulteriore profilo, meritevole di riflessione da parte dell’amministrazione, riguarda l’approvazione di un’opera ritenuta inutile, pericolosa e contraria ad alcuni parametri normativi, da sottoporre al giudizio dell’organo deputato al controllo dell’utilizzo di fondi pubblici: la Corte dei conti. È opportuno un approfondimento, anche in vista di possibili verifiche future, che potrebbero avere riflessi economici sui cittadini.

  1. Analisi sull’effettiva incidenza economica dell’opera sui cittadini

Il tema riguarda l’aspetto economico dell’opera e la reale definizione di “fondo perduto”, sulla quale si chiede chiarimento all’amministrazione. I fondi Pnrr finanziano la creazione dell’infrastruttura, ma non intervengono sulla gestione futura.

Una volta inaugurata, la pista ciclabile avrà bisogno di:
• manutenzione del manto stradale e dei cordoli;
• manutenzione della segnaletica orizzontale e verticale;
• pulizia ordinaria;
• eventuale illuminazione.

Tutti questi costi ricadono sul bilancio del comune negli anni a venire. Se mancano fondi per la manutenzione, la ciclabile rischia di degradarsi, come già si osserva, divenendo di fatto inutilizzabile. Il reperimento delle risorse avviene, inevitabilmente, attraverso i cittadini: maggiori imposte o tagli ad altre voci di bilancio, con possibili riduzioni dei servizi.

A ciò si aggiunga che i finanziamenti Pnrr sono stati calcolati su stime di qualche anno fa; con l’inflazione e l’aumento dei costi dei materiali, è verosimile che il progetto abbia subito rincari. Se il costo dell’opera supera il budget assegnato dal Pnrr, lo Stato può intervenire con fondi propri per coprire la differenza; se ciò non basta, il comune deve integrare con risorse di bilancio, altrimenti rischia di non completare l’opera e dover restituire tutto.

Anche se tecnicamente si tratta di “fondo perduto”, grant, i soldi dell’Unione europea provengono da emissioni di debito sui mercati; tale debito sarà ripagato nei prossimi decenni attraverso il bilancio generale dell’Ue, cui l’Italia contribuisce con le tasse dei propri cittadini. Dunque, il costo della pista ciclabile ricade di fatto sui cittadini: per la manutenzione, per gli aumenti dei costi di realizzazione e per il rimborso del debito europeo. Ci si chiede se l’amministrazione abbia analizzato e comunicato i costi di manutenzione e gestione, la loro incidenza sul bilancio e le eventuali ricadute fiscali o sui servizi.

  1. Le domande a cui si chiede risposta da parte dell’amministrazione

a) Sotto quale profilo si ritiene che in via della Pila e nell’intero quartiere vi sia un miglioramento della qualità della vita, chiedendo anche un sacrificio economico ai cittadini, alla luce delle rilevanti criticità illustrate in relazione alla pista ciclabile?

b) Per quale ragione, prima di un’iniziativa così impattante, non si è consultata la cittadinanza, imponendo dall’alto una decisione che incide sull’economia delle attività della via e sulla vita quotidiana dei residenti?

c) Perché, prima della realizzazione della pista ciclabile in via della Pila, non è stato effettuato un attento sopralluogo per verificare le criticità che chiunque, con un po’ di buon senso, avrebbe rilevato?

d) Perché una persona diversamente abile è stata di fatto interclusa? I tecnici non avevano rilevato la presenza dello stallo dedicato e che il senso di marcia avrebbe determinato l’impossibilità di accedere all’automobile se non mettendo in pericolo la persona disabile e l’accompagnatore?

e) Perché non si è tenuto conto che i parcheggi a spina di pesce rendono difficile la visuale in uscita, e che ciò ostacola in particolare i residenti di via della Pila 4 e via della Pila 2?

f) Perché non si è considerato che le attività commerciali di via della Pila e limitrofe avrebbero subito contraccolpi economici, con ricadute sui residenti? Perché non è stata fornita una minima illustrazione preventiva o prevista un’iniziativa economica di attenuazione del danno, visto il dispendio di denaro pubblico?

g) Come intende l’amministrazione illustrare, anche alla Corte dei conti, l’utilizzo di denaro pubblico per un’opera evidentemente priva di utilità e non richiesta dai cittadini?

h) È stata svolta un’analisi sugli effetti della pista ciclabile in termini di riduzione delle emissioni di CO2, a fronte dell’allungamento dei percorsi automobilistici e delle maggiori code, in particolare all’intersezione con via Nino Bixio, divenuta tratta obbligata per il senso unico?

i) L’amministrazione ha verificato se il percorso pedonale sia utilizzabile in sicurezza dai cittadini e dalle persone con disabilità, senza creare pericoli per loro e per gli eventuali ciclisti? Quali risultati sono stati ottenuti?

j) Per trasparenza e partecipazione dei cittadini, l’amministrazione può indicare se si siano sostenuti maggiori costi rispetto alla somma prevista dal bando e di quale entità? Qual è l’importo preventivato per la manutenzione? È stato illustrato ai residenti il tema del rimborso dei fondi Pnrr, per chiarire che l’opera non è integralmente a fondo perduto?

Riteniamo che le 1.170 firme raccolte, in costante aumento, siano il frutto di una richiesta di maggiore partecipazione e di opere utili alla città e ai quartieri, “adeguate al Genius Loci” e condivise con i residenti.

  1. Le priorità

La illustrata situazione di via della Pila impone una valutazione delle priorità da assolvere. La sicurezza; il miglioramento della qualità della vita dei residenti; l’ausilio alle persone più deboli, diversamente abili e anziani; la salvaguardia delle piccole attività economiche che compongono un tutt’uno con il tessuto sociale del quartiere; la ricerca di formule che consentano di diminuire realmente le emissioni di CO2, con una maggiore salvaguardia della salute; l’insegnamento civico di non sprecare inutilmente fondi pubblici, sono solo alcune delle priorità dei cittadini rispetto alla pista ciclabile.

È su queste priorità che riteniamo l’amministrazione abbia l’obbligo, derivante dal ruolo ricoperto, di affrontare e risolvere il problema con scelte concrete prive di meri intenti. La reale capacità di amministrare consiste nel comprendere le esigenze della città e nell’utilizzare le risorse economiche e umane disponibili per opere che migliorino la qualità della vita dei residenti e rendano la città più accogliente.

Le 1.170 firme rappresentano cittadini che attendono risposte concrete e una nuova filosofia di gestione dei beni pubblici.

Auspichiamo che la giunta tenga conto di quanto riportato nella petizione e risponda adeguatamente alle domande formulate, in nome della trasparenza e della responsabilità, tenuto conto che il suo ruolo è di rappresentanza dei cittadini. Conseguentemente, chiediamo che si pongano in atto le misure necessarie a cancellare un’opera non voluta dai residenti, non utilizzata, pericolosa e priva di senso logico ed estetico.


Condividi la notizia: