Civita Castellana – Una delle più antiche iscrizioni dell’Italia centrale, nuove evidenze di un quartiere artigianale di alto livello, tombe infantili e strutture produttive che raccontano la nascita della città falisca.
Danilo Corazza e Sara De Angelis
Sono i principali risultati della quinta campagna di scavi nell’area di Vignale, presentati nel corso di una conferenza stampa al Museo archeologico dell’Agro Falisco dalla direttrice Sara De Angelis e dall’archeologa Maria Cristina Biella, responsabile scientifica delle ricerche.
Un lavoro che, anno dopo anno, continua a riscrivere la storia delle origini di Falerii Veteres.
Nel suo intervento, la direttrice del museo, Sara De Angelis, ha sottolineato come ogni campagna di scavo apra nuove domande oltre che nuove scoperte, definendo il progetto “una sfida continua”. Ha inoltre accolto il nuovo sindaco di Civita Castellana, Danilo Corazza, e l’assessore alla Cultura Nicoletta Tomei, evidenziando l’importanza della collaborazione tra istituzioni, università e territorio.
Il sindaco ha confermato l’impegno dell’amministrazione nel sostenere le attività di ricerca, annunciando anche il via libera della giunta alla definizione di un importante finanziamento della presidenza del Consiglio dei ministri destinato all’area archeologica di Vignale e della vicina via Amerina, per un valore complessivo di oltre quattro milioni di euro. “Il nostro obiettivo – ha dichiarato – è continuare a investire nella valorizzazione di un patrimonio straordinario che racconta la storia del nostro territorio”.
La professoressa Maria Cristina Biella, dell’Università di Roma “La Sapienza”, ha illustrato il significato scientifico delle nuove scoperte, spiegando come gli archeologi non si limitino a riportare alla luce reperti, ma cerchino di ricostruire la “microstoria” della comunità che abitò Vignale tra VIII e VI secolo a.C., in una fase cruciale di formazione della città.
Maria Cristina Biella
Tra i ritrovamenti più significativi figura un pomello ceramico con iscrizione alfabetica che potrebbe rappresentare una delle più antiche testimonianze scritte dell’Italia centrale e la più antica iscrizione falisca finora conosciuta. Gli studiosi ritengono inoltre che il testo sia stato realizzato da uno scriba esperto, tanto da conservare persino la traccia di una correzione effettuata sull’argilla ancora fresca.
Gli scavi hanno inoltre restituito nuove informazioni sulle attività produttive dell’abitato: aree di lavorazione del corno, dell’osso, della ceramica e probabilmente dei metalli, oltre ai resti di strutture in materiale deperibile, intonaci e tracce di incendi che permettono di ricostruire gli ambienti di lavoro di quasi 2.700 anni fa.
Importanti anche le nuove sepolture infantili rinvenute in prossimità delle abitazioni, una pratica già documentata nel Lazio arcaico e che rafforza i legami culturali tra il mondo falisco e quello latino. Le analisi archeobotaniche e archeozoologiche, infine, stanno offrendo ulteriori informazioni sui rituali funerari e sulla vita quotidiana degli abitanti di Vignale, grazie allo studio di semi, resti animali e residui organici conservati nei corredi.
Dopo cinque anni di ricerche, gli archeologi sono convinti che Vignale abbia ancora molto da raccontare. Come ha concluso Maria Cristina Biella, “stiamo iniziando a intravedere non solo le attività produttive, ma anche le case e gli spazi di vita di una comunità di alto livello sociale che contribuì alla formazione della città falisca”.
Giusi De Novara

