Viterbo – “Vito era insostituibile, ora abbiamo il dovere di continuare la sua lotta”. Peppe Sini ricorda Ferrante, lo scultore, fondatore e storico presidente dell’Afesopsit durante la commemorazione alla Fattoria di Alice.
Peppe Sini
Si è svolta ieri sera alla Fattoria di Alice, nello spazio verde vicino al giardino Primavera dedicato all’inclusione, la commemorazione di Vito Ferrante, scultore, fondatore e storico presidente dell’Afesopsit, Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia, scomparso lo scorso 29 aprile, pochi giorni dopo la morte della figlia Vittoria.
Il luogo scelto per l’occasione, da anni teatro di incontri, feste e battaglie per i diritti, ha accolto numerose persone arrivate per ricordare un uomo che ha segnato profondamente la comunità.
A introdurre la serata sono stati Paolo Henrici e Enrico Mezzetti, entrambi dell’Anpi, Associazione nazionale partigiani d’Italia.
Paolo Henrici ed Enrico Mezzetti
Henrici ha sottolineato l’umanità di Ferrante. “Ricordiamo Vito, che è la persona a cui tutti noi, o per lo meno io, avremmo voluto somigliare un po’, se non altro per la sua capacità umana, per la sua umanità. Il lavoro che ha fatto per le persone con disagio psichico e per le loro famiglie è stato eccezionale e ha cambiato, da questo punto di vista, questa zona, sopperendo a volte anche ai servizi pubblici”, ha detto Paolo Henrici.
Domenico Arruzzolo e Paolo Henrici
Mezzetti, presidente dell’Anpi, ha voluto richiamare anche la memoria di Carlo Pesciotti e Teresa Blasi, che donarono lo spazio della Fattoria di Alice, definendolo “un luogo sacro”.
Si è poi soffermato su un dettaglio dello sguardo di Ferrante, dal quale, secondo lui, si intuiva tutta la persona. “Negli occhi di Vito c’era la sua profondità”, ha detto Enrico Mezzetti.
È intervenuto poi Domenico Arruzzolo, di Viterbo con Amore, con un appello a non fermarsi alla sola commemorazione. “Attorno alla figura di Vito va costruito qualcosa di più solido, capace di portare avanti ciò che lui aveva in mente”, ha detto Domenico Arruzzolo.
La commemorazione di Vito Ferrante
Peppe Sini, del Centro di ricerca per la pace, si è soffermato sulle difficoltà della famiglia di Ferrante, assente alla serata per ulteriori problemi che la vita le ha posto di fronte.
Sini ha ricordato il legame tra l’antifascismo, che si opponeva agli orrori del fascismo e del nazismo, e l’impegno quotidiano dell’Anpi. “Il fascismo è violenza e indifferenza al dolore degli altri. L’antifascismo oggi è opposizione alla violenza e a tutti gli atti di oppressione ed è lotta all’indifferenza che permette la violenza”, ha detto Peppe Sini.
La commemorazione di Vito Ferrante
Un filo che si lega direttamente alla persona di Vito Ferrante.
“Quando Vito è morto ho pensato che fosse una catastrofe. Vito era insostituibile. Ma adesso sono le persone che sono rimaste a continuare la sua lotta. Abbiamo un dovere al quale non possiamo sottrarci”, ha aggiunto Peppe Sini.
Vito Ferrante
Tra i presenti si è respirato il dolore condiviso per una perdita ancora vicina, ma anche il desiderio comune di esserci e di non lasciare sola quella memoria.
Un sentimento che andava oltre la commemorazione e che richiamava l’approccio alla vita incarnato da Ferrante: la lotta per i diritti, affinché tutti possano avere le stesse opportunità.
I Traindeville
A chiudere la serata è stato il concerto dei Traindeville, trio di polistrumentisti composto da Ludovica Valori, alla fisarmonica, alla voce e al trombone, Paolo Camerini, al contrabbasso e al basso acustico, e Fabio Gammone, alla chitarra, al clarinetto e all’armonica a bocca.
Il repertorio spazia dal folk alla musica etnica e popolare, attraversando temi di attualità: dagli Stati Uniti alle migrazioni, dal desiderio di partire alle partenze raccontate in brani come “Taranta migrante” e “Tiempo de andare”.
A Vito Ferrante è stata dedicata “Fiore de gioventù”, tratta dal repertorio di Petrolini.
Patrizia Prosperi







