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Affidamento diretto per San Pellegrino in fiore, l’opposizione rumoreggia e in maggioranza c’è chi storce il naso

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Viterbo – San Pellegrino in fiore, sbocciano le polemiche e sui 21mila euro dell’edizione 2027 è scontro con l’opposizione, ma pure in maggioranza c’è chi storce il naso.

In commissione bilancio, fra le pieghe della variazione anche i 21mila euro necessari a trovare il progetto per l’edizione del prossimo anno.

L’assessora Elena Angiani ha spiegato le intenzioni dell’amministrazione: “Dal concorso d’idee, per realizzare la manifestazione, abbiamo attinto dal 2023 a quest’anno, che era l’ultimo. Non ci pareva corretto vincolare la futura amministrazione e quindi abbiamo pensato non a un nuovo impegno triennale, ma di un solo anno”. Quindi non un concorso d’idee, ma un affidamento diretto, come ha sottolineato Angiani.

Letizia Chiatti, Gianluca Grancini e Matteo Achilli

Letizia Chiatti, Gianluca Grancini e Matteo Achilli


L’idea non piace molto alla minoranza. “Si può ripetere l’esperienza triennale – ricorda Letizia Chiatti (gruppo misto) – per il 2027 siamo coperti, poi la nuova amministrazione, visto che dovrà passare dalla giunta, deciderà per i successivi. Oltretutto, con la stessa cifra si coprono tre anni anziché uno”.

Stesso ragionamento, ma stavolta dalla maggioranza, di Alessandra Croci (Viterbo 2020): “Trovo il bando più democratico, si forma una graduatoria, rispetto all’affidamento diretto. Poi, chi verrà deciderà se continuare con la graduatoria e i progetti arrivati secondo e terzo”.

La cifra stessa indica le intenzioni della giunta Frontini: “21mila euro è il limite per un affidamento diretto- sottolinea Angiani – ma se il dirigente vuole procedere attraverso una manifestazione d’interesse invece dell’affidamento diretto lo può fare”.

Valutazione che fa saltare dalla sedia Gianluca Grancini (FdI): “L’assessora non ci può prendere in giro così. La politica stabilisce cosa fare, dà le indicazioni. Non il dirigente”.

Una scelta politica, è la sottolineatura di Alvaro Ricci (Pd), tra affidamento a singolo professionista o concorso.

“Il consiglio comunale – rimarca Ricci – non c’entra nulla garantire l’amministrazione che arriva dopo, è solo una scelta politica”. Poco chiara, ma in compenso ben confusa.


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