Viterbo – Minacce di morte, bottiglie rotte, vetri infranti e un coltello a San Faustino. Baby gang semina il terrore in centro a pochi giorni dall’apertura di un nuovo negozio di kebab, il cui gestore sarebbe stato aggredito da tre connazionali, uno dei quali sicuramente minorenne, ad appena una settimana dall’inaugurazione del locale: “Ti diamo fuoco”. La presunta vittima ha sporto denuncia in questura. Sulla serranda dell’attività, nel frattempo, sono comparse delle scritte in arabo. È successo nei giorni scorsi a San Faustino,
Viterbo – Danni a un negozio di kebab di San Faustino
Mancava soltanto una settimana al taglio del nastro, quando il clima attorno alla nuova kebabberia, in uno dei vicoli del quartiere San Faustino, si è fatto sempre più rovente e pericoloso. Nella serata di mercoledì 22 luglio, attorno alle 21, si sono vissuti momenti di forte tensione e terrore all’esterno e all’interno del locale ancora in fase di ristrutturazione.
Il gestore della struttura, un 28enne tunisino, si trovava all’interno dell’immobile per ultimare i lavori di restyling prima dell’imminente apertura al pubblico, quando si è trovato di fronte a un vero e proprio blitz intimidatorio da parte di tre individui.
Secondo quanto ricostruito ed esposto in sede di formale denuncia depositata presso la questura di Viterbo, si tratterebbe di tre giovani che già nei giorni precedenti avevano manifestato un’aperta ostilità nei confronti dell’apertura del locale e che si sono presentati davanti all’ingresso con atteggiamento minaccioso.
Uno degli aggressori, un 15enne, figlio del titolare di un Barber Shop, avrebbe fatto irruzione con violenza all’interno dell’attività impugnando delle bottiglie di vetro. Senza esitare, il minorenne avrebbe quindi scagliato una bottiglia contro il frigorifero nuovo di zecca pieno di viveri, mandandone in frantumi il vetro frontale.
Nel frattempo, gli altri due complici sarebbero rimasti all’esterno a fare da guardia per impedire ogni via di fuga o per affrontare l’uomo qualora fosse uscito. Uno dei due impugnava a mani nude un coltello da cucina. “Mi dicevano in lingua tunisina che avrebbero dato fuoco al negozio e che mi avrebbero ucciso se avessi aperto la kebabberia”, ha denunciato alla polizia il 28enne.
La violenza verbale e il baccano generato dalla spedizione punitiva hanno attirato in pochi minuti numerosi passanti e residenti della zona. Nonostante il capannello di gente radunatosi lungo la via, i tre non si sarebbero fermati, continuando a urlare minacce di morte in gergo tunisino all’indirizzo del commerciante.
Spaventato e temendo per la propria incolumità, il 28enne ha immediatamente allertato il 112, ma all’arrivo delle volanti della polizia di stato il gruppo si era già dato alla fuga tra i vicoli del centro storico. I due complici del quindicenne, pur non essendo ancora stati identificati per nome, sono stati descritti come frequentatori abituali della zona del Sacrario.
Un episodio, questo, che non sembra affatto isolato. Soltanto pochi giorni prima, infatti, il gestore avrebbe trovato la serratura dell’ingresso incollata, tanto da dover richiedere l’intervento d’urgenza di un fabbro per accedere nel locale. Le indagini, affidate alla polizia, sono ora in corso per identificare tutti i componenti del “commando”, nel frattempo, come detto, sulla serranda dell’attività sono comparse delle scritte in arabo.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale. Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
