Viterbo – (sil.co.) – Ancora guai giudiziari per un pregiudicato 48enne viterbese, attualmente detenuto e gravato da innumerevoli precedenti, tra cui una maxi rissa al Sacrario avvenuta nel 2024 e una retata nel 2015 contro una presunta banda specializzata in furti in cui è stato arrestato assieme ad altri quattro familiari.
Violenza sulle donne – foto di repertorio
A novembre 2025, dopo 23 anni di convivenza, la donna, oggi 45enne, lo ha denunciato per maltrattamenti in famiglia, di cui sarebbe stata vittima assieme ai quattro figli, tra cui due bambine ancora minorenni. Mercoledì il processo è entrato nel vivo davanti al giudice Jacopo Rocchi con la sua testimonianza, protetta da un paravento, e quella dei figli maggiorenni. L’imputato, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, sostituito in udienza dalla collega Simona Mancini, è stato ripreso più volte a causa delle sue intemperanze.
I pestaggi sarebbero stati una costante a partire dal 2015, con una escalation negli ultimi cinque anni. “Mi prendeva per i capelli, mi tirava le cose, mi sbatteva al muro, mi dava pugni in faccia, mi diceva di tutto anche davanti ai figli. Gli ultimi mesi sono stati un inferno”, ha detto la donna, che non si sarebbe mai recata al pronto soccorso “per paura”. Dopo che se ne è andata con le due figlie minori, la ex, secondo cui il 48enne farebbe uso di stupefacenti, l’avrebbe denunciata ai carabinieri e le avrebbe mandato a dire dal fratello che, se la trovava, le avrebbe sparato in testa con la pistola e avrebbe ucciso anche le bambine.
Vittima prediletta del padre, assieme alla compagna, sarebbe stato il figlio maschio della coppia, che oggi ha 24 anni. “Una volta ha provato a spezzarmi un braccio, solo perché mi ero messo in mezzo per difendere mia madre che picchiava tutti i giorni. Diceva di dormire con una pistola sotto il cuscino e quando mamma se ne è andata diceva di volerla usare per ammazzarsi”, ha detto il giovane, che si è rifugiato a casa dei nonni.
La sorella 25enne, nata da una precedente relazione della madre ma cresciuta con la famiglia, sarebbe stata picchiata solo una volta: “Avevo 16 anni e, piena di lividi, sono andata a vivere coi nonni e con la zia per 2-3 anni poi mi sono fatta una vita mia. L’ho visto dare botte a tutti, mia madre aveva sempre i lividi e picchiava forte mio fratello, che ha riportato le maggiori conseguenze. Solo le sorelle piccole continuavano a volergli bene”, ha spiegato.
“A novembre, una sera che mio fratello era da me, è venuto a cercarlo sotto casa. Era in stato di grande alterazione e quando mio fratello è sceso lo ha picchiato così tanto da mandarlo in ospedale con un taglio in testa tutto aperto”, ha concluso la testimone.
Il processo riprenderà in autunno.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
