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“Caporalato: oltre 4 mila indagini per sfruttamento, centinaia di arresti e migliaia di vittime”

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Viterbo – Oltre 4 mila indagini per sfruttamento lavorativo, centinaia di arresti per caporalato, migliaia di lavoratori identificati come vittime di sfruttamento e centinaia di aziende sottoposte a confisca o sequestro. È questo il bilancio tracciato ieri mattina al convegno Caporalato e sfruttamento lavorativo, la legge 199/2016 a 10 anni dall’approvazione. 

Caporalato e sfruttamento lavorativo - Da sinistra a destra, Sergio Giovagnoli, Andrea Piferi, Antonio Biagioli e Marco Nati

Caporalato e sfruttamento lavorativo – Da sinistra a destra, Sergio Giovagnoli, Andrea Piferi, Antonio Biagioli e Marco Nati


Un appuntamento organizzato dai sindacati dei lavoratori agricoli Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil e Arci solidarietà nella sala Alessandro IV di palazzo dei Papi a Viterbo. Ha moderato l’incontro la giornalista Chiara Tosaroni.

Katia Boboc

Katia Boboc


A portare il saluto, prima dell’inizio dei lavori, il prefetto Sergio Pomponio, il direttore dell’ufficio pastorale, sociale e del lavoro della diocesi Jacopo Giammatteo, l’assessora comunale all’agricoltura Patrizia Notaristefano e i segretari generali di Cgil Civitavecchia, Roma Nord e Viterbo, Cisl Viterbo e Uil Viterbo e Alto Lazio, rispettivamente Stefania Pomante, Elisa Durantini e Giancarlo Turchetti.

“A dieci anni di distanza dall’approvazione della legge 199 del 2016 – dice il segretario generale della Flai Cgil Civitavecchia, Roma nord e Viterbo Marco Nati –, i dati del ministero dell’Interno e dell’Ispettorato nazionale del lavoro mostrano alcuni risultati significativi. Oltre 4 mila indagini avviate per sfruttamento lavorativo, centinaia di arresti per caporalato, migliaia di lavoratori identificati come vittime di sfruttamento, centinaia di aziende sottoposte a confisca o sequestro”. 

Marco Nati

Marco Nati


“Questi numeri – evidenzia poi Nati – indicano che la legge ha funzionato come strumento repressivo. Ha permesso di colpire reti criminali, intermediari illegali, imprese che lucravano sulla vulnerabilità dei lavoratori. Ha dato strumenti concreti alle procure e alle forze dell’ordine. Tuttavia, la dimensione repressiva, da sola, non è sufficiente, perché il caporalato non è stato sconfitto”.

“Lo strumento più efficace per contrastare l’illegalità – prosegue il segretario generale della Fai Cisl Viterbo Andrea Piferi – è la legalità stessa, intesa non come insieme di obblighi formali, ma come un vero e proprio modello culturale e produttivo. Per questo è necessario sviluppare progetti che valorizzino la rete del lavoro agricolo di qualità: iscriversi non deve significare soltanto presentare documentazione debitamente fascicolata, ma entrare a far parte di una filiera che rispetta le norme, investe nella trasparenza e si distingue dalle aziende meno virtuose. La legalità infatti non è un costo ma è un fattore competitivo”.

Antonio Biagioli

Antonio Biagioli


“La legge 199 – ribadisce il segretario della Uila Uil Viterbo Antonio Biagioli – è un’ottima legge, una legge di dignità e civiltà fortemente voluta dalle organizzazioni sindacali. Ma, come spesso accade in Italia, è una legge monca perché interviene in modo importante sulla parte repressiva ma non su quella premiante per le aziende che rispettano le regole. Inoltre non fa chiarezza su quello che succede alle aziende sottoposte a sequestro e che successivamente rientrano nella legalità. Dopodiché non interviene nemmeno sulle cause del caporalato. Tra queste l’assenza di una piattaforma che realizzi l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Un incontro che deve tener conto dei tempi rapidi tipici del lavoro agricolo. Tempi difficilmente programmabili e decisamente diversi rispetto ad altri settori”.

“La legge 199 del 2016 – sottolinea il presidente di Arci solidarietà Viterbo Sergio Giovagnoli – ha segnato un vero e proprio scarto. Caporalato e sfruttamento lavorativo sono due fenomeni connessi e al tempo stesso distinti. Il caporalato non è solo sfruttamento ma ha un suo retaggio storico. La legge ha introdotto per la prima volta sanzioni penali non solo per il caporale ma anche per il datore di lavoro che ne usufruisce. Un’altra novità è stata quella di aver definito cosa è il reato di sfruttamento, vale a dire, tra le altre cose, la reiterata retribuzione difforme rispetto ai contratti nazionali di lavoro”. 

Sergio Giovagnoli

Sergio Giovagnoli


“Nessun risultato economico – spiega Notaristefano – può essere costruito sulla violazione dei diritti della persona. L’illegalità danneggia i lavoratori e penalizza le aziende che agiscono nel rispetto delle regole e delle persone. Non ci può essere un’agricoltura senza un lavoro dignitoso. Come amministrazione, nell’ambito del progetto Incas voluto dall’Anci, stiamo lavorando a un Piano locale multisettoriale con il ruolo di capofila e l’obiettivo di istituire dei tavoli ad hoc per costruire i percorsi necessari per un’agricoltura sana e giusta, coinvolgendo lavoratori, aziende, organizzazioni sindacali e datoriali e le associazioni del territorio”.

“Abbiamo avviato da qualche mese – commenta il prefetto Pomponio – un percorso di confronto tramite tavoli tematici all’interno del consiglio territoriale per l’immigrazione. Spesso ci troviamo di fronte a situazioni che si ripetono e che rientrano in un’unica fattispecie normativa, richiedendo un coordinamento stretto tra le diverse istituzioni e le organizzazioni sindacali, le quali devono evitare che questi spazi di dialogo vengano svuotati di significato”

Daniele Camilli

Daniele Camilli


“Le comunità internazionali in provincia di Viterbo – ad intervenire è il segretario organizzativo della Uila Viterbo Daniele Camilli – rappresentano il 10% della popolazione residente, 32.632 persone su 320 mila abitanti, e 149 stati su 205 in tutto il mondo. A Viterbo città l’11%, 7305 persone su 66 mila abitanti, e provengono da 124 stati diversi. Una forza che diventa ancor più evidente se si analizza la composizione lavorativa, in tal caso bracciantile. Agricoltura, settore decisivo in provincia di Viterbo. Gli operai agricoli delle comunità internazionali nella Tuscia si attestano infatti attorno al 50% dell’intera forza bracciantile, nel capoluogo all’80%: 4677 lavoratori su 9200 nel primo caso, provenienti da 97 paesi del mondo. 874 su 1100 nel secondo, da 57 paesi. Con la comunità musulmana che rappresenta il 48% dell’intera forza lavoro agricola in provincia e il 44 nella città dei papi”.

“Parlerei di padronato – Lavinia Fantini, responsabile dell’ufficio immigrazione della Cgil Civitavecchia, Roma Nord e Viterbo cita Marco Omizzolo, studioso e attivista che da anni di occupa di caporalato –, che è il prodotto della progressiva erosione del diritto del lavoro e di norme sull’immigrazione, come la Bossi-Fini, che hanno istituzionalizzato la vulnerabilità e la ricattabilità delle persone. Serve più tutela per chi denuncia, più controllo sulle aziende, una Procura nazionale contro agromafie, sfruttamento e omicidi sul lavoro”.

Lavinia Fantini

Lavinia Fantini


“I sistemi di emersione e regolamentazione delle persone straniere – aggiunge Fantini –, il sistema dei decreti flussi e la sanatoria si sono dimostrati inefficaci nella parte di tutela delle persone ma nella parte di precarizzazione e vulnerabilità efficaci nel cancellare ogni possibilità di una vita dignitosa umana”.

E a proposito di decreti flussi, Fantini riporta nel suo intervento i dati del 2024. Nella Tuscia la quota assegnata è stata di 359 posti, 1284 le domande presentate, 204 i nulla osta rilasciati, 128 i visti e 89 i permessi di soggiorno. 39 lavoratori sono così rimasti senza permesso.

“Caporalato e sfruttamento lavorativo – rilancia Giammatteo della diocesi di Viterbo – sono tematiche che riguardano il nostro territorio, una nuova schiavitù, come ha detto papa Francesco, una piaga del nostro tempo”.

Elisa Durantini

Elisa Durantini


A dare il loro contributo anche i confederali di Cgil, Cisl e Uil.

Pomante (Cgil): “Penso sia inaccettabile che nel 2026 si debbano ancora constatare episodi di vero e proprio schiavismo nel nostro paese. E anche su questo territorio ci sono una serie di situazioni che vanno tenute sotto controllo. Iniziative come questo convegno rappresentano un’occasione importantissima perché si tratta di un’iniziativa che mette insieme tutti gli attori che operano per la legalità”.

Stefania Pomante

Stefania Pomante


Durantini (Cisl): “Un evento fondamentale perché ci permette di fare il punto della situazione e di farlo insieme. Il caporalato è il risultato dello sfruttamento lavorativo e della dignità delle persone. Un fenomeno che attraversa diversi settori lavorativi”.

Turchetti (Uil): “Il fenomeno del caporalato riguarda diversi settori come agricoltura, edilizia e metalmeccanici. Un fenomeno molto esteso che va attenzionato h24, tenendo conto di più aspetti, come sta facendo la prefettura con il lavoro dei tavoli tematici. E in tale direzione è fondamentale essere uniti”.

Andrea Piferi

Andrea Piferi


Infine, gli interventi dell’Inps, con l’ispettore Fabrizio Martino, dell’ente bilaterale Fimavla-Ebat, con il presidente Daniele Ciorba, dell’Anolf Lazio, con la presidente Katia Boboc, e dell’ispettorato del lavoro con l’ispettore Matteo D’Angelo.

Martino (Inps): “L’Inps da anni conduce una lotta contro il lavoro sommerso e il caporalato. Una lotta che muove in particolare dalla vigilanza ispettiva. Dietro il lavoro sommerso e il caporalato si nasconde infatti l’evasione contributiva. Una difficoltà che tuttavia riscontriamo è quella della mediazione culturale. Servono infatti più mediatori, soprattutto nel corso degli accessi ispettivi in un tessuto economico come la provincia di Viterbo dove le aziende agricole, 15 mila in tutto, rappresentano il 50% dell’intero sistema produttivo”.

Boboc (Anolf): “Parlare di sfruttamento lavorativo e caporalato a 10 anni dalla 199 non significa solo fare un bilancio ma vuol dire fare un’analisi della nostra democrazia e di come vengono tutelati i diritti delle persone. Il caporalato è un business criminale che si regge sulla vulnerabilità dei lavoratori immigrati”. 

Daniele Ciorba

Daniele Ciorba


Ciorba (Fimavla-Ebat): “Ill Fimavla aveva intuito la necessità di intervenire sia sui datori di lavoro sia sui lavoratori fin dalla sua costituzione, fin dal 2014, due anni prima della legge 199”. 

Infine D’Angelo (Ispettorato): “Due riflessioni. La prima. Una delle forme di sfruttamento che oggi va per la maggiore riguarda la somministrazione illecita di manodopera. Ci sono meno lavoratori in nero e più situazioni al limite dello sfruttamento. La seconda. Dieci anni fa la lotta al caporalato era un’emergenza da combattere. Oggi il fenomeno è stato isolato e, più che sul contrasto, occorre intervenire sulla sensibilizzazione. Ma questo è un discorso scomodo. Perché la sensibilizzazione chiama in causa tutti”. 


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