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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore, scrivo in merito alla questione dell’insegna fascista che si vorrebbe far riemergere sulla facciata del liceo Mariano Buratti, sollecitato in particolare dall’intervento appassionato e puntuale del professor Rizzacasa, mio predecessore alla guida del Movimento ecclesiale di impegno culturale “Lo Studiolo”, alla manifestazione del 25 luglio scorso.
Mi pare evidente che la questione ruoti attorno al valore simbolico delle parole, che è un dato quanto mai reale nelle nostre esistenze.
Non si sta infatti questionando su un’epigrafe longobarda o un proclama napoleonico, ma su un’insegna legata a un periodo storico e soprattutto a un’ideologia mortifera che mantiene tuttora la sua minaccia.
Perché, se nessuno propone di ritornare all’Editto di Rotari o ai codici napoleonici, purtroppo nel dibattito pubblico quanti personaggi e aggregazioni si richiamino a slogan, simbologie e parole d’ordine del fascismo è sotto gli occhi di tutti. È qui che rischia di finire una scritta che il tempo aveva opportunamente obliterato dallo sguardo dei passanti.
Perché l’Opera Balilla e la Gioventù del Littorio altro non erano se non luoghi deputati a una de-formazione di bambini e ragazzi, allevandoli in un clima razzista, bellicista e squadrista; soprattutto nell’obbedienza cieca a un capo e quindi secondo criteri opposti a quelli della scuola disegnata dalla Repubblica e dalla costituzione: luogo di pensiero critico, di crescita personale e comunitaria, di civismo in atto e in potenza.
Forse non si è riusciti a darvi pieno compimento, anzi ci sono evidenti segnali di arretramento, ma questo non è un valido motivo per far tornare a campeggiare il richiamo a un tanto fosco periodo su un luogo che è stato redento dall’opera di tanti studenti e docenti che hanno vissuto, insegnato e studiato nel solco democratico segnato dal sangue dei martiri della Resistenza. Come è stato Mariano Buratti.
Ecco perché quella scritta costituirebbe un inaccettabile sfregio.
Si legge sui social che chi vi si oppone abbia paura. Certamente: che si ritorni a quel passato foriero di morte, di guerra, di corruzione, di disgregazione sociale, di oppressione politica, di ossessione totalitaria, di bieco razzismo e di negazione dei diritti, beh, questo a tutti i sinceri democratici deve fare paura.
Solo gli ottusi non hanno mai paura. Tanto più che, come ci ha insegnato Primo Levi, tutto quello che è successo, proprio perché è successo, può ripetersi.
A noi tocca vigilare e richiamare con voce forte e ferma che chi si pone in difesa degli orpelli del fascismo e delle sue parole ferisce la nostra democrazia e la nostra costituzione, che è dal primo all’ultimo articolo antifascista.
Pierluigi Vito

