Blera – (sil.co.) – Il tribunale del riesame di Viterbo dà ragione al titolare del presunto centro scommesse non autorizzato sequestrato a inizio luglio dai carabinieri di Blera e Barbarano Romano e dalla guardia di finanza di Viterbo. Secondo le indagini, il centro scommesse “abusivo” avrebbe operato all’interno di un finto negozio di alimentari, cartoleria e servizi di comunicazione elettronica.
L’avvocato Marco Ripamonti
Il tribunale del riesame di Viterbo, con ordinanza del 17 luglio, ha accolto il ricorso, presentato dallo studio legale degli avvocati Marco e Riccardo Ripamonti, nell’interesse dell’indagato, presunto autore di raccolta abusiva di scommesse presso il suo esercizio di Blera e denunciato per l’art.4 legge 401/89.
Il sequestro probatorio era caduto su computer connessi a siti di gioco e materiale cartaceo, quali ricevute e ticket di scommesse.
Il tribunale del riesame ha annullato il sequestro, ordinando la restituzione di tutto quanto sottoposto alla misura per profili di carenza motivazionale, che peraltro interessano anche la stessa indicazione delle connotazioni del fatto-reato, rimaste prive di adeguato sostegno.
“Abbiamo eccepito al tribunale del riesame – spiega l’avvocato Marco Ripamonti – la carenza di presupposti motivazionali, ma abbiamo anche evidenziato come l’assistito fosse pienamente autorizzato, con tanto di contratti con due concessionari del gioco online, ad effettuare le attività svolte, tipiche dei punti di ricarica, quali le ricariche stesse dei conti di gioco e la messa a disposizione dei computer a libera navigazione, essendo anche a ciò abilitato”.
“Confidiamo ora nell’operato della procura della repubblica, cui presto verrà trasmessa memoria illustrativa con cui ogni equivoco, da cui l’operazione è scaturita, verrà certamente chiarito”, conclude il legale.
– Dietro a un finto negozio d’alimentari si nascondeva un centro scommesse non autorizzato
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
