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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’intervento sulla facciata del liceo classico “Mariano Buratti” di Viterbo solleva interrogativi ai quali riteniamo doveroso venga data una risposta.
Nel corso dei lavori di ristrutturazione è stata infatti “riportata in vita” una scritta che, nel tempo, era pressoché scomparsa. Da quanto risulta, non si trattava di un elemento originariamente presente all’inaugurazione dell’edificio, ma di un’iscrizione apposta in un momento successivo. Proprio per questo appare legittimo chiedersi sulla base di quali criteri sia stata assunta la decisione di ripristinarla e, soprattutto, chi abbia autorizzato tale scelta. Su questo punto chi di competenza dovrebbe fornire chiarimenti, nell’interesse della trasparenza e della corretta tutela del patrimonio storico.
Siamo pienamente consapevoli che le tracce della storia non debbano essere cancellate. Conservare la memoria significa comprendere il passato, anche nelle sue pagine più controverse. Tuttavia, è ben diverso scegliere di far rivivere una scritta in un edificio intitolato a Mariano Buratti, eroe della Resistenza che sacrificò la propria vita per la libertà e per l’antifascismo. In un contesto simile, una decisione di questo tipo appare quanto meno inopportuna.
Ma c’è un’ulteriore riflessione che Italia viva ritiene ancora più importante.
Quel luogo non è soltanto un edificio pubblico: è, in un certo senso, un luogo sacro della formazione civile e culturale. Un liceo classico è lo spazio in cui migliaia di ragazze e ragazzi imparano a conoscere le radici della nostra civiltà, sviluppano spirito critico e costruiscono gli strumenti con cui diventeranno cittadini liberi e consapevoli.
È a loro che dovrebbe guardare la politica. Non limitandosi a parlare dei giovani, ma tornando a parlare con i giovani, ad ascoltarli, a confrontarsi con loro. Sono loro il centro di questa vicenda, perché ogni scelta che riguarda la scuola contribuisce a definire il messaggio che le istituzioni trasmettono alle nuove generazioni.
Per questo l’immagine che oggi si presenta a chi entra in quel liceo rischia di generare una profonda dissonanza: da una parte una scritta che richiama un preciso periodo storico, dall’altra l’intitolazione a Mariano Buratti, simbolo del sacrificio per la libertà e dell’antifascismo. Un contrasto che rende quel luogo quasi distopico, perché mette in tensione due messaggi tra loro inconciliabili.
È proprio per rispetto della storia, della memoria e soprattutto dei giovani che chiediamo chiarezza sulle ragioni di questa scelta e sulle procedure che l’hanno resa possibile.
Alessio Trani, coordinatore Italia viva Viterbo
Alessandra Ortenzi, coordinatore Italia viva provincia di Viterbo
