Tarquinia – Riceviamo e pubblichiamo – Scrivo da una Cuba ferita e martoriata, di nuovo, al buio e senza acqua con temperature che sfiorano i 40 gradi, con molti ospedali al collasso o funzionanti a singhiozzo, costretti frequentemente a operare con la luce di emergenza o dei telefoni, tra carenze di beni di base come garze, antibiotici, antidolorifici, ossigeno e anestetici che mettono a rischio la vita di tante persone tra cui molti bambini, quelli di cui ci prendiamo cura da quarantasei anni.
Sono all’Avana dal 22 giugno per seguire tutte le fasi necessarie per rendere fruibili i donativi inviati dall’Italia con il container di 40 piedi, grazie all’iniziativa “Cuba nel cuore”.
Il container ha richiesto cinque mesi di intenso lavoro per raccogliere i fondi necessari per l’acquisto di materiali come medicine, prodotti alimentari, igienico-sanitari, apparati medici, materiali didattici, vestiario, letti per bambini, kit di pannelli solari, carrozzine per disabili. Una mobilitazione generosa di una rete solidale fatta da bambini, dai giovani delle scuole, da parrocchie, partiti, associazioni, famiglie, singole persone e dall’Ucebi.
Il container è stato caricato a Tarquinia il 17 giugno da numerosi volontari dell’associazione. Il 22 giugno è partito da Genova alla volta di Cuba con la nave Galani CTM.
Il 13 luglio, trovandosi vicina al porto del Mariel a Cuba, dove avrebbe dovuto attraccare, il comandante della nave ha deciso di cambiare rotta per dirigersi al porto di Veracruz, in Messico.
Perché? Per non incorrere nelle nuove sanzioni previste dal governo degli Stati Uniti verso le imprese del terminale dei container del porto del Mariel. Assieme al nostro ci sono quelli di altre organizzazioni umanitarie. La compagnia navale Galani CTM ci chiede altri 5.384 euro per trasferire il container dal Messico a Cuba.
Questa situazione è sempre più drammatica considerando la morsa asfissiante che sta togliendo la vita a bambini malati, disabili, anziani, mamme, nonostante gli sforzi dello straordinario personale sanitario cubano e delle strutture preposte.
Al criminale blocco del carburante si aggiunge adesso anche quello degli aiuti umanitari, molti dei quali necessari per salvare vite. Tutto questo è disumano e indegno di un paese come gli Stati Uniti.
Il nostro grido di rabbia e di dolore è sempre più forte contro logiche di predominio che sono inaccettabili.
Davanti ai nostri occhi scorrono ancora le immagini dei medici cubani arrivati in Italia, durante la pandemia Covid, per sostenere gli ospedali e i malati. Il popolo cubano ama la pace ed ha bisogno della nostra vicinanza e solidarietà.
Il mio appello è sempre più forte per rimanere umani e non piegarci a calcoli egoistici. Vi chiedo di sostenere l’iniziativa “Cuba nel cuore” perché oggi ne abbiamo ancora più bisogno.
Citando José Martí “Patria es humanidad” so di illuminare le menti e i cuori delle donne e degli uomini di buona volontà, che si riconoscono in una unica, grande famiglia umana che si prende cura dei più bisognosi e di chi soffre.
Luca Bondi
Presidente dell’associazione umanitaria Semi di Pace
