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Costretti a spacciare nei boschi, è caccia ai trafficanti che schiavizzano i pusher

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Viterbo – Boschi del capoluogo sorvegliati speciali, mentre avrebbe rischiato grosso il 26enne marocchino ferito a una gamba da un colpo di arma da fuoco sulla Cimina, tuttora ricoverato all’ospedale Santa Rosa anche se non in pericolo di vita. Un episodio che starebbe facendo emergere in tutta la sua drammaticità il fenomeno dello “sfruttamento” di giovani pusher nordafricani, irregolari in Italia e speso senza fissa dimora, schiavizzati e utilizzati come “manovalanza” nell’attività di spaccio, sotto ricatto e sottoposti a sorveglianza armata per evitarne la fuga. 


Spaccio nei boschi di Monte Fogliano - foto di repertorio

Spaccio nei boschi di Monte Fogliano – foto di repertorio


Spari dopo la tentata fuga. Il 26enne è una delle due vittime della sparatoria avvenuta nel primo pomeriggio di sabato 25 luglio in uno dei bivacchi di spaccio nascosti tra la boscaglia dei monti Cimini a ridosso del capoluogo. L’altra vittima è un cugino del 26enne, un 28enne marocchino scampato ai proiettili, che ha dato l’allarme, facendo intervenire i soccorsi. Sul posto il 118 e i carabinieri. Possibile movente, un tentativo di fuga da parte della coppia, che avrebbe tentato di sottrarsi all’attività di spaccio. 

Sparatoria in località Meleto. Il gravissimo fatto di sangue, che poteva sfociare in omicidio, è avvenuto non lontano dal capoluogo, in località Meleto, un’area naturalistica ed escursionistica situata tra i boschi di castagno tipici dei Cimini, collegata ai percorsi che uniscono San Martino al Cimino, la strada Cimina e la zona della Palanzana. Un punto di riferimento cruciale per gli amanti del trekking e delle escursioni, ma evidentemente anche per gli assuntori a caccia di sostanze.

Traffico di droga gestito da due fratelli. Non si tratterebbe di un episodio isolato. Il cugino della vittima avrebbe infatti raccontato agli inquirenti di essere rimasto a sua volta ferito, in occasione di un altro tentativo di fuga, un paio di mesi fa, da un colpo di arma da fuoco a una spalla, senza ricorrere alle cure del pronto soccorso, perché gli sarebbe stato vietato dai due fratelli che gestirebbero il traffico di droga. Più aguzzini che “datori di lavoro” della coppia di presunti pusher, i quali sarebbero stati tenuti in condizioni di simil schiavitù, costretti a dormire all’addiaccio e a spacciare se volevano restare in Italia. 

Possibile collegamento con l’omicidio di Monte Fogliano. Non a caso tra le ipotesi di reato su cui starebbero lavorando gli investigatori, oltre al tentato omicidio, c’è anche il sequestro di persona. Titolare dell’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Mario Palazzi, è il pubblico ministero Massimiliano Siddi, cui l’anno scorso sono state affidate anche le indagini sull’omicidio avvenuto nel pomeriggio di sabato 10 maggio 2025 in un bivacco di spaccio sul Monte Fogliano, nel territorio del comune di Vetralla. Vittima il 36enne marocchino Abdelkrim Cheheb, ucciso con due colpi di pistola che lo hanno raggiunto al collo e al petto. 


Carabinieri

Carabinieri


Indagini a 360 gradi. Massimo il riserbo sulle indagini, condotte a 360 gradi dal nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo. Si sa solo che al momento non sarebbe stato disposto nessun fermo, né alcun arresto di indagati. Al vaglio le dichiarazioni del ferito e del cugino 28enne relative ai due fratelli sospettati di controllare il traffico di droga e gestire lo spaccio nei boschi viterbesi, affollati in questo periodo da tanti cittadini che cercano scampo alla calura insopportabile di questi giorni. 

Spacciatori pericolosi e senza scrupoli. Massiccia la presenza delle forze dell’ordine sui monti Cimini, anche a tutela dell’incolumità di famiglie e escursionisti, dopo l’ennesima conferma della pericolosità di spacciatori che non si fanno scrupolo di girare armati in zone che sono solo relativamente isolate, con l’obiettivo di arginare un fenomeno che dal 2023 ad oggi si sta facendo sempre più preoccupante. 

Nella boscaglia con armi e droga. Nel frattempo, in tutta la provincia, negli ultimi tre anni non si sono mai fermati i controlli a tappeto per smantellare gli accampamenti abusivi, sfociati in numerosi arresti e sequestri di droga e armi, tra cui coltelli, roncole e machete. Il problema è arrivare all’identificazione dei trafficanti che agiscono a monte, sfruttando come pusher giovani nordafricani, per lo più tunisini e marocchini, irregolari e senza fissa dimora, la cui presenza sul territorio è a malapena nota alle autorità italiane. 

Silvana Cortignani


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