Viterbo – Detenuto ucciso in carcere con uno stiletto artigianale nel corso di una violenta rissa tra due gruppi rivali lo scorso 16 luglio, dieci gli indagati tra cui due italiani. Oggi intanto è il giorno del conferimento dell’incarico al medico legale nominato dal pubblico ministero Flavio Serracchiani per l’autopsia sul corpo della vittima, il 26enne marocchino Mohammed Channoun. Parti offese, la madre e il fratello.
Viterbo – Carcere Nicandro Izzo – La polizia penitenziaria
Il 26enne magrebino Mohammed Channoun sarebbe morto in seguito a una pugnalata sferrata alle spalle durante una violenta rissa tra detenuti del carcere di Mammagialla, scoppiata nel primo pomeriggio di giovedì 16 luglio nel cortile dei passeggi, riservato all’ora d’aria. Sotto gli occhi delle telecamere della videosorveglianza, il cui esame si preannuncia decisivo per ricostruire l’accaduto e stabilire le singole responsabilità.
Sulla vicenda la procura della repubblica di Viterbo ha aperto un’inchiesta per reati che vanno dalla rissa aggravata all’omicidio in concorso, iscrivendo nel registro degli indagati dieci persone, tutte attualmente recluse nella struttura penitenziaria Nicandro Izzo di Viterbo.
Il quadro che emerge dagli atti giudiziari delinea una violenta rissa finita nel sangue, che coinvolge un gruppo eterogeneo di detenuti. Per otto delle persone coinvolte la procura ipotizza le gravissime accuse di rissa aggravata e omicidio in concorso. Per gli altri due indagati la contestazione si limita al reato di rissa aggravata.
Il gruppo è composto da soggetti di origine straniera e italiana. In particolare figurano tre cittadini di nazionalità marocchina, due tunisini, due libici, un algerino e due cittadini italiani, di età compresa tra i 23 anni e i 48 anni.
Gli italiani sono un 45enne di Latina, difeso dall’avvocato del posto Maria Antonietta De Angelis e un 28enne d’origine africana ma nato anche lui a Latina difeso dall’avvocato del posto Nicolò Giglio. Gli avvocati Paolo Delle Monache di Viterbo e Giovanni Tedesco di Roma assistono i due indagati per il solo reato di rissa aggravata, un 26enne e un 34enne entrambi originari del Marocco. Gli altri indagati sono assistiti dai legali Amalia Capalbo di Roma, Giordano Giuliani di Fermo, Giulia Covelli di Roma, Monica Fortuna e Luigi Mancini di Viterbo.
Il pm Flavio Serracchiani
Per fare piena luce sulle cause del decesso e ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, il sostituto procuratore Serracchiani, che coordina le indagini della squadra monile, ha disposto l’accertamento tecnico non ripetibile dell’esame autoptico sulla salma della vittima. L’incarico sarà conferito oggi a un medico legale dell’università La Sapienza di Roma, il professore Luigi Cipolloni, attraverso una procedura in videoconferenza che vedrà collegati i difensori, la direzione del carcere e le parti interessate. L’autopsia vera e propria verrà invece eseguita domani, venerdì 24 luglio, presso l’obitorio comunale del Verano, a Roma.
Contemporaneamente all’avviso per il conferimento dell’incarico peritale, la procura ha disposto la notifica urgente dell’informazione di garanzia a tutti gli indagati e ha attivato i canali per rintracciare ed avvisare la famiglia della vittima — nello specifico la madre e il fratello — per consentire loro di nominare eventuali consulenti tecnici di parte che assistano alle operazioni peritali.
Gli indagati, dovendosi procedere ad accertamenti tecnici non ripetibili, hanno facoltà di nominare propri consulenti tecnici e di formulare, prima del conferimento dell’incarico al consulente tecnico nominato dal pm, riserva di promuovere incidente probatorio.
Silvana Cortignani
Indaga la squadra mobile di Viterbo
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


