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Viterbo – Un’economia che procede a due velocità. Da una parte le imprese più dinamiche, capaci di intercettare la domanda internazionale e di spingere le esportazioni della provincia; dall’altra un tessuto produttivo più piccolo, legato ai consumi interni e frenato dalla perdita di potere d’acquisto, dalla burocrazia e dal progressivo invecchiamento della popolazione.
È il quadro della Tuscia tracciato da Andrea Belli, presidente di Unindustria Viterbo, che nell’intervista affronta i principali nodi dello sviluppo provinciale: l’aggiornamento del Piano industriale del Lazio, il futuro del distretto ceramico di Civita Castellana, la Zona logistica semplificata, il Consorzio industriale unico, l’internazionalizzazione delle aziende e il divario nell’occupazione femminile.
Andrea Belli, presidente di Unindustria Viterbo, secondo l’ultimo rapporto della Camera di commercio la Tuscia vive un forte paradosso: i redditi pro capite sono fermi a 24mila euro e il Pil provinciale rallenta, ma le esportazioni segnano un più 9,5%. Come si spiega un’economia locale che viaggia a due velocità così distinte?
“C’è la fotografia di un’economia chiaramente polarizzata. Le imprese della Tuscia, soprattutto quelle che lavorano con i mercati esteri, in particolar modo nei settori manifatturieri d’eccellenza, sono dinamiche e intercettano la domanda globale. Al contrario, il tessuto produttivo più piccolo e legato al consumo interno sconta il calo del potere d’acquisto locale e il peso della burocrazia. Per uniformare la velocità di crescita dobbiamo supportare le nostre imprese nei processi di digitalizzazione e aggregazione, affinché non restino indietro rispetto alle altre realtà”.
I dati sull’invecchiamento della popolazione nella Tuscia sono preoccupanti. Di fronte a questo “inverno demografico”, l’aggiornamento del Piano industriale del Lazio basterà a trattenere i giovani e a frenare la fuga dal territorio?
“Il Piano industriale è lo strumento fondamentale per creare le condizioni di attrattività, ma da solo non basta: serve un’azione sinergica. L’invecchiamento della popolazione è un’emergenza che si combatte creando opportunità di lavoro. Se offriamo alle startup e alle imprese manifatturiere le infrastrutture necessarie per crescere, i giovani della Tuscia non saranno più costretti a lasciare il territorio, magari per andare all’estero, ma potranno scommettere qui sul proprio futuro. È necessario creare le condizioni affinché la Tuscia possa essere una terra in grado di attrarre talenti”.
A proposito di Piano industriale, Regione e Unindustria hanno presentato l’aggiornamento strategico pochi giorni fa.
“Come ha ricordato il presidente di Unindustria Giuseppe Biazzo, il bilancio del Piano industriale è molto positivo. Bisogna concentrarsi sulle varie azioni previste, dall’attrazione degli investimenti al piano delle infrastrutture. C’è da continuare a lavorare perché il Lazio possa rivendicare il proprio ruolo di terra d’impresa, con un’azione sinergica a tutti i livelli istituzionali”.
Passando al distretto di Civita Castellana, l’ultima indagine conoscitiva del Centro Ceramica mostra che nel 2025 il fatturato totale del distretto è sceso a 334 milioni di euro, con un calo del 2,7% e una flessione dei pezzi prodotti. Aumenta, però, l’export.
“Esatto, l’indagine fotografa la straordinaria resilienza di Civita Castellana. Nonostante le tensioni geopolitiche abbiano frenato la produzione e i volumi globali, il valore dell’export è cresciuto del 2,7%, arrivando a sfiorare il 45% del fatturato totale. Questo significa che il mondo riconosce e premia il valore aggiunto, il design e la qualità del nostro prodotto, compensando ampiamente le difficoltà del mercato interno”.
Al di là della lieve flessione, il comparto della ceramica sanitaria di Civita Castellana rappresenta l’83% della produzione nazionale. Un primato che viene da lontano.
“La leadership si difende anticipando i tempi, non subendoli. In questo gli imprenditori del distretto sono bravissimi e in questi anni hanno investito molto, per esempio negli impianti di colaggio ad alta pressione per ottimizzare l’efficienza, nel recupero totale dei rifiuti o nell’impegno costante sul recupero idrico. A tal proposito basta citare l’esempio del Centro Ceramica, da anni un fiore all’occhiello su questi temi a livello nazionale. Parallelamente, le aziende stanno investendo con forza nel marketing e nella digitalizzazione commerciale per consolidare il posizionamento sui mercati”.
La Zls, Zona logistica semplificata, è uno strumento destinato a favorire gli investimenti e lo sviluppo delle attività produttive attraverso procedure amministrative più rapide e, nei casi previsti, agevolazioni fiscali. Può comprendere aree portuali, retroportuali, industriali, aeroportuali, interporti e piattaforme logistiche, anche non confinanti tra loro, purché collegate sul piano economico e funzionale.
Sulla Zls avete espresso soddisfazione per l’avvio del comitato d’indirizzo, ma avete subito chiesto una riperimetrazione delle aree. Cosa c’è da correggere per non penalizzare le aziende?
“L’avvio della Zls è un’ottima notizia, ma i confini attuali escludono alcune aree industriali vitali che hanno tutte le carte in regola per beneficiare delle semplificazioni burocratiche e delle agevolazioni fiscali. È necessaria una riperimetrazione per includere i nodi produttivi strategici della provincia ed evitare che aziende simili e confinanti operino con regole e vantaggi diversi, creando disparità competitive nello stesso territorio”.
Il Consorzio industriale unico del Lazio vede ora l’ingresso strategico di Viterbo e di altri Comuni della provincia. In Regione si discute una nuova legge sulla governance dell’ente: qual è la posizione di Unindustria in questo riassetto?
“L’ingresso come soci del capoluogo e di diversi Comuni viterbesi è un passo fondamentale per dare alla Tuscia il peso che merita all’interno del Consorzio unico. Riguardo alla nuova governance, Unindustria chiede una gestione snella e manageriale, che sappia mettere il mondo industriale e produttivo al centro delle attività. Le imprese hanno bisogno di risposte rapide sulle infrastrutture e sui servizi delle aree industriali e il nuovo assetto deve correre alla stessa velocità del mercato”.
Agroalimentare e turismo, insieme alla già citata ceramica sanitaria, all’edilizia e al tessile di qualità, sono tra i settori trainanti della Tuscia. Cosa manca per compiere il salto di qualità definitivo?
“La promozione di un territorio passa attraverso la capacità di fare rete e unire le risorse. Il territorio va ‘venduto’ nel suo insieme. Il salto di qualità si fa unendo la forza manifatturiera alla narrazione del brand ‘Tuscia’. C’è sempre più consapevolezza su questo, anche grazie al lavoro della Camera di commercio di Rieti-Viterbo”.
A proposito di export, qualche settimana fa avete promosso un incontro sull’internazionalizzazione con Simest. Qual è stata la risposta delle imprese? In quali percorsi le accompagnate, oltre a quello sull’export, e con quali strumenti?
“La risposta è stata molto positiva, segno che il tessuto viterbese vuole crescere. Con Simest abbiamo avuto modo di approfondire tutti gli strumenti messi in campo per competere sui mercati esteri. Unindustria è vicina alle aziende accompagnandole sulle tematiche ambientali, su quelle delle relazioni industriali e, in generale, in tutte le relazioni con i nostri stakeholder di riferimento”.
Il rapporto sull’economia evidenzia che il tasso di occupazione femminile nella Tuscia si ferma al 53%, contro il 70% di quello maschile. Presidente, il sistema produttivo può davvero permettersi di fare a meno del talento e del lavoro di quasi metà della popolazione?
“Assolutamente no. Quel divario del 17% è una perdita di competitività netta per il nostro Pil provinciale. Valorizzare l’occupazione femminile, oltre che una battaglia di civiltà, è anche una priorità economica”.
