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Il grande flop di Chiara Frontini e Alfonso Antoniozzi nel deserto dell’Unione

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Viterbo – Il flop di Chiara Frontini e Alfonso Antoniozzi nel deserto dell’Unione. Doveva essere la festa della candidatura di Viterbo e Tuscia a capitale europea della cultura 2033. Doveva mostrare partecipazione, entusiasmo, territorio, orgoglio. È finita invece davanti a una platea quasi vuota, con i palchetti deserti e senza i sindaci della Tuscia annunciati dal vicesindaco Antoniozzi. E, a ben guardare, senza nemmeno il centrodestra, di cui la sindaca Frontini dovrebbe essere la candidata. Che figura… C’erano più persone a dare spettacolo che a vedere lo spettacolo. Incredibile!
Ma questi sono del mestiere? Vien da domandare.

Viterbo - Festa per la candidatura a capitale europea della cultura 2033 - Chiara Frontini, Alfonso Antoniozzi e Antonio Scuderi

Viterbo – Festa per la candidatura a capitale europea della cultura 2033 – Chiara Frontini e Alfonso Antoniozzi


Il doppio flop è tutto qui: non c’era il pubblico e non c’era nemmeno quella rete territoriale che avrebbe dovuto dare corpo alla candidatura. File intere vuote, posti liberi ovunque, palchi senza spettatori, atmosfera più da appuntamento dovuto che da festa collettiva. Una candidatura che pretende di rappresentare Viterbo e la Tuscia non è riuscita nemmeno a riempire il teatro Unione.

In compenso, naturalmente, c’erano loro. La sindaca Chiara Frontini e il vicesindaco Alfonso Antoniozzi, assessore alla cultura e alla candidatura a capitale europea della cultura. Due specialisti delle inaugurazioni del nulla e delle presenze inutili. Lei, sindaca che da sola costa quasi 10mila euro lordi al mese ai cittadini. Lui, grande regista politico-culturale di una stagione che continua a confondere la cultura con la passerella.

Viterbo - Festa per la candidatura a capitale europea della cultura 2033 - Il teatro Unione quasi vuoto

Viterbo – Festa per la candidatura a capitale europea della cultura 2033 – Il teatro Unione quasi vuoto


Per avere competenze nelle politiche culturali non basta aver cantato alla Scala, verrebbe da dire. Si può essere un buon baritono buffo senza avere alcuna competenza manageriale e amministrativa. Eppure Antoniozzi, almeno dello spettacolo, qualcosa dovrebbe saperlo. Il problema è che domenica lo spettacolo vero è stato quello della sala quasi vuota.

La megafesta per la candidatura si è rivelata un flop. Anzi, due. Un gruppetto di presenti, poco entusiasmo, poca città. I proverbiali quattro amici al bar. O quattro gatti, rimasti ad ascoltare più per dovere che per convinzione gli sproloqui sul nulla della sindaca e del vicesindaco.

Viterbo - Festa per la candidatura a capitale europea della cultura 2033 - Il teatro Unione quasi vuoto

Viterbo – Festa per la candidatura a capitale europea della cultura 2033 – Il teatro Unione quasi vuoto


Ma il vuoto più pesante non era solo quello delle poltrone. Era quello politico. Dove erano i sindaci della Tuscia? Dove era quella rete dei comuni evocata e raccontata come fondamento della candidatura? Dove era il territorio che avrebbe dovuto stringersi attorno al progetto? Si è vista soprattutto la solita scena viterbese: molta retorica, poca sostanza.

Antoniozzi aveva annunciato la presenza dei sindaci della Tuscia. Frontini ha rivendicato il metodo condiviso, il viaggio a Matera, i 60 sindaci e il progetto costruito “a numerose mani”. Peccato che, nel momento della festa, la coralità sia rimasta più nelle parole che nelle poltrone del teatro occupate.

Intanto Viterbo sprofonda nel nulla culturale. Nel segno di Ombre: celebrazioni, passerelle politiche, candidature, slogan, tavoli, foto da copertina, dichiarazioni mirabolanti. Una città che parla continuamente di cultura e sempre meno riesce a produrla. Una città dove la politica usa ogni occasione per mettersi in posa, raccontarsi, autocelebrarsi.

Viterbo - Festa per la candidatura a capitale europea della cultura 2033 - Il teatro Unione quasi vuoto

Viterbo – Festa per la candidatura a capitale europea della cultura 2033 – Il teatro Unione quasi vuoto


Il confronto più crudele è arrivato nello stesso giorno. Mentre all’Unione si consumava la festa quasi deserta della candidatura, piazza San Lorenzo si riempiva per il Tuscia film fest di Mauro Morucci con Pif. I viterbesi, quindi, c’erano. Non erano spariti. Non erano al mare. Non erano disinteressati. Semplicemente, tra il nulla istituzionale e un regista, autore e attore come Pif, hanno scelto la cultura e lo spettacolo veri.

E questa è la notizia. Non soltanto la platea quasi vuota, ma quello che quel vuoto racconta. Racconta la distanza tra la città reale e la narrazione dell’amministrazione. Racconta l’usura di una politica che si guarda allo specchio e si applaude da sola. Racconta l’inconsistenza di un progetto che pretende di candidare Viterbo e la Tuscia a capitale europea della cultura, ma non riesce a scaldare nemmeno la propria sala.

Viterbo - Festa per la candidatura a capitale europea della cultura 2033

Viterbo – Festa per la candidatura a capitale europea della cultura 2033


Il risultato è un disastro politico e culturale. Con palco, microfoni, dichiarazioni solenni, palchetti deserti e sindaci assenti. Un doppio flop che non racconta solo una serata andata male, ma l’inconsistenza di una candidatura costruita più sulla propaganda che sulla città. Tanto tutto si vedrà concretamente tra qualche anno. Hai voglia a sparare minchiate per raccattare qualche voto alle prossime elezioni.

Carlo Galeotti


 – Al via i festeggiamenti per la candidatura a capitale europea della cultura 2033


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