Viterbo – Una bomba. Di ritmo. Di bellezza. Di sensualità. Di vita. È esplosa ieri sera al teatro romano di Ferento. A lanciarla Pablo Reyes e i Gipsy kings. L’esplosione è arrivata subito. Con “Bamboléo”. Le chitarre. Le voci. Il ritmo che entra nel corpo. Che cancella ogni distanza tra il palco e la platea. Che trascina tutti dentro lo spettacolo.
Tuscia in jazz for sla – Pablo Reyes e i Gipsy kings a Ferento
Poi “Djobi, Djoba”, “Volare”, “Baila me”. I grandi brani che hanno portato la musica dei Gipsy kings in tutto il mondo.
Musica. Sensualità. Erotismo. Divertimento puro.
I Gipsy kings hanno acceso Ferento con la loro umanità prima ancora che con la loro musica. Con il calore delle voci. Con le mani che corrono sulle chitarre. Con un ritmo che non chiede il permesso. Arriva. Invade. Coinvolge. Fa ballare.
E il pubblico ha ballato per tutto il concerto. È diventato protagonista insieme ai musicisti. Una coppia, in particolare, ha dato spettacolo per l’intera serata, trasformando la platea in una pista da ballo e interpretando con il corpo l’energia che arrivava dal palco.
Tuscia in jazz for sla – Pablo Reyes e i Gipsy kings a Ferento – Il pubblico protagonista
Tra gli spettatori anche l’assessore Emanuele Aronne e l’ex sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli.
Ma quella di Ferento non è stata soltanto una grande notte di musica. È stata una tappa della battaglia per la vita e per la ricerca contro la Sla portata avanti da Italo Leali, direttore artistico di Tuscia in jazz for Sla, affetto da sclerosi laterale amiotrofica.
“Ed eccoci di nuovo a Ferento, la platea culturale più importante della provincia di Viterbo”, ha detto Leali attraverso il comunicatore oculare.
Tuscia in jazz for sla – Pablo Reyes e i Gipsy kings a Ferento -Italo Leali con la sorella Alessia
Leali ha rivendicato un’idea precisa di cultura. Aperta. Accessibile. Paritaria. “La cultura deve essere portata a tutti, non può essere elitaria e mai politica – ha detto –. Noi del Tuscia in jazz for Sla abbiamo deciso di non riservare i posti in prima fila alle autorità, perché la nostra idea di cultura è paritaria e accessibile”.
La cultura come risposta alla decadenza. Come strumento per aiutare la scienza. Come arma contro la malattia.
“È anche ciò con cui posso combattere questa malattia che mi segna il corpo – ha aggiunto Leali –. Il festival nel 2025 ha chiuso il bilancio in pareggio e ha donato 60mila euro alla ricerca contro la Sla. Il nostro obiettivo è sensibilizzare più persone possibile e aiutare i ricercatori”.
Parole dure. E insieme piene di luce.
“Anche nello stato in cui mi vedete oggi, io sono felice – ha detto Leali – perché dentro di me c’è il bello della cultura: la cultura della comprensione, dell’uguaglianza, della giustizia e, la più forte di tutte, la cultura dell’amore”.
Leali ha ricordato che in Italia le persone affette da Sla sono circa seimila e che la malattia consuma progressivamente il corpo lasciando lucida la mente. A Ferento, insieme a lui, era presente Sabrina Di Giulio, anche lei affetta da Sla. Due persone malate, su circa cinquanta casi attivi nella provincia di Viterbo.
“Siamo qui in due per farvi vedere cosa fa questa malattia e per farvi sapere che abbiamo un’anima, oltre a tante persone che ci amano e soffrono con noi – ha detto –. Non siamo qui per fare pena, ma per fare cultura. E voi non siete qui per fare beneficenza, ma per fare cultura”.
Tuscia in jazz for sla – Pablo Reyes e i Gipsy kings a Ferento – Carlo Galeotti
Prima del concerto, dopo l’intervento di Italo Leali, ha preso la parola anche Carlo Galeotti direttore di Tusciaweb, che ha raccontato la nascita della campagna stampa costruita insieme a Leali per sostenere la ricerca contro la Sla.
Tutto è cominciato il 15 dicembre 2024. Con una chat su WhatsApp. Con un messaggio. Con una fotografia.
“Italo mi mandò una foto e scrisse: ‘Così io oggi affronto la vita’ – ha raccontato Galeotti –. Nella fotografia lui non si vedeva. Si vedeva soltanto il comunicatore oculare”.
Da quella foto nacquero la prima intervista, la campagna stampa e Tuscia in jazz for Sla. Sono arrivati il sostegno di Marco Mengoni, gli incontri con il direttore generale della Asl Egisto Bianconi e con la rettrice dell’università della Tuscia Tiziana Laureti, l’amicizia con il prefetto Sergio Pomponio, la conferenza stampa in parlamento e l’incontro con papa Leone XIV.
“Questo grande concerto dei Gipsy kings è figlio di questa storia – ha detto Galeotti –. Di un messaggio WhatsApp. Di una prima intervista. Di una prima fotografia di Italo affetto da Sla”.
Una fotografia che mostrava la verità. Una condizione umana estrema. E la reazione di un intellettuale e di un organizzatore culturale capace, anche dentro la malattia, di creare bellezza per tutti.
Poi il palco al centro della scena.
Le chitarre hanno cominciato a correre. Pablo Reyes e i Gipsy kings hanno alzato il ritmo. Il pubblico si è sollevato dalle sedie. Prima le mani. Poi i piedi. Poi tutto il corpo. Ferento ha smesso di essere soltanto un teatro ed è diventato una grande pista da ballo sotto le stelle.
Tuscia in jazz for sla – Pablo Reyes e i Gipsy kings a Ferento
“Bamboléo” ha acceso la miccia. “Djobi, Djoba” ha spinto la platea dentro la festa. “Volare” è diventata un canto collettivo. “Baila me” un invito impossibile da respingere.
Il ritmo rimbalzava sulle pietre millenarie. Le chitarre sembravano moltiplicarsi. Le voci salivano nella notte. Il pubblico rispondeva. Ballava. Cantava. Sorrideva.
Sul palco c’erano i Gipsy kings. Nella platea c’era un altro spettacolo. Uomini e donne in piedi. Una coppia che continuava a danzare. Gli sguardi. I corpi. La musica che rendeva tutti più vicini.
Una festa sensuale. Popolare. Senza distanza. Senza barriere. Una festa di cultura.
E in mezzo a quella esplosione di energia restavano le parole di Italo Leali. Non pietà. Non beneficenza. Cultura.
La musica dei Gipsy kings è stata questo. Vita che entra nel corpo. Bellezza che travolge. Umanità che si mette al servizio di una battaglia.
Una bomba esplosa tra le pietre di Ferento. Di ritmo. Di sensualità. Di gioia.
Una bomba di vita contro la Sla. Un regalo fatto da Italo alla Tuscia.
Ernie Souchak




