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Viterbo – La Tuscia e i progetti per la produzione di energia da fonti rinnovabili finiscono al centro dello scontro tra Fratelli d’Italia e Sigfrido Ranucci, conduttore di Report.
A ricostruire la vicenda è il Giornale, in un articolo firmato dal giornalista Francesco Boezi e pubblicato il 13 luglio con il titolo “Gli attacchi di Report a Fdi dopo il ‘no’ all’eolico di Valter”. E il riferimento è a Lavitola.
Secondo quanto riferisce il quotidiano, Fratelli d’Italia sarebbe convinto che alcuni servizi realizzati da Report contro esponenti del centrodestra laziale e contro la giunta regionale possano essere collegati alla posizione assunta dal partito contro l’ampliamento degli impianti eolici nella provincia di Viterbo.
Si tratta, è bene precisarlo, di una ricostruzione giornalistica e di valutazioni politiche che non risultano al momento accertate. Sigfrido Ranucci ha respinto nettamente ogni ipotesi di condizionamento: “Nessuna inchiesta di Report è stata condizionata da Lavitola, l’esposto di Fdi si basa su presupposti del tutto errati”, ha dichiarato il conduttore, secondo quanto riportato dal Giornale.
Il quotidiano riferisce che i dirigenti di Fratelli d’Italia Lazio avrebbero programmato un incontro con i propri legali per preparare un esposto attraverso il quale segnalare all’autorità giudiziaria gli elementi ritenuti meritevoli di approfondimento.
Al centro della vicenda c’è anche il peso che gli impianti per la produzione di energia rinnovabile hanno raggiunto nella Tuscia. Il Giornale cita uno studio tecnico promosso dall’assessore regionale all’Agricoltura Giancarlo Righini, secondo il quale il 54,14 per cento degli impianti fotovoltaici del Lazio interesserebbe la provincia di Viterbo.
Sempre secondo i dati richiamati dal quotidiano, la Tuscia sarebbe destinata a coprire il 70 per cento delle necessità regionali legate alla transizione energetica. Numeri attraverso i quali Fratelli d’Italia sostiene che il territorio viterbese abbia già dato un contributo molto elevato e non possa continuare a sopportare una concentrazione indiscriminata di nuovi impianti.
Nel retroscena viene ricordato anche lo stop del Consiglio dei ministri a un progetto per la realizzazione di 13 pale eoliche alte circa 200 metri nei territori di Viterbo, Montefiascone e Celleno.
È a partire da questa opposizione politica ai nuovi impianti che il Giornale ricostruisce il possibile collegamento ipotizzato da ambienti di Fratelli d’Italia con Valter Lavitola. Il quotidiano scrive che “proprio le energie rinnovabili sarebbero uno dei business di Valter Lavitola”, precisando che quest’ultimo è coinvolto nell’indagine sull’attentato subito da Ranucci.
Anche questo passaggio rappresenta una ricostruzione del giornalista Francesco Boezi e del Giornale e non una circostanza giudiziariamente accertata.
Il quotidiano richiama inoltre i servizi con cui Report si è occupato in maniera critica dell’assessore regionale Giancarlo Righini, del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida e del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.
Secondo il Giornale, un eventuale esposto potrebbe sollecitare la procura a verificare se negli atti dell’indagine e nel materiale sequestrato a Lavitola – telefoni, conversazioni, appunti e una pen drive – siano presenti elementi utili ad approfondire questo filone.
La provincia di Viterbo si trova così al centro di una vicenda nazionale nella quale si intrecciano lo scontro politico tra Fratelli d’Italia e Report, l’indagine sull’attentato a Ranucci e il futuro energetico della Tuscia.
Al momento non risultano accertati collegamenti tra le inchieste della trasmissione di Rai3, gli interessi nel settore delle energie rinnovabili attribuiti a Lavitola e l’opposizione del centrodestra ai nuovi impianti nel Viterbese. Le ipotesi riportate restano valutazioni politiche e ricostruzioni giornalistiche, mentre ogni responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi competenti.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


