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“La scritta Casa del Balilla è incompatibile con il nome e la funzione educativa della scuola”

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Viterbo - Liceo classico - Il Buratti non si tocca - Enrico Panunzi

Viterbo – Liceo classico – Il Buratti non si tocca – Enrico Panunzi

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La storia è una. L’Italia è una. È quella repubblicana, fondata sulla Costituzione e sui valori dell’antifascismo. Per questo ritengo inaccettabile che la scritta “Casa del Balilla” campeggi sulla facciata di una scuola intitolata a Mariano Buratti, partigiano, militare italiano e medaglia d’oro al valore, che ha sacrificato la propria vita per la libertà del nostro Paese.

Ho presentato quindi una mozione in consiglio regionale affinché si solleciti il ministero della Cultura, competente sulla vicenda, a fare piena luce sulle modalità che hanno portato alla ricomparsa della scritta, ad attivarsi per la sua rimozione, perché incompatibile con l’intitolazione dell’istituto e con la funzione educativa della scuola, e a chiarire quale documentazione storica ne abbia attestato l’autenticità.

La ricomparsa della scritta “Casa del Balilla” sulla facciata del liceo Mariano Buratti non può lasciarci indifferenti. Parliamo di una scuola, un luogo dove ogni giorno si formano coscienze e cittadini. La scritta non richiama un semplice fatto storico, ma uno degli strumenti della propaganda fascista.

Riproporla su un edificio dedicato a Mariano Buratti, ucciso da quel regime, rappresenta una contraddizione inaccettabile. Se vogliamo tutelare la memoria storica, tuteliamo quella di Mariano Buratti. Il suo nome, la sua storia e il suo sacrificio sono incompatibili con la presenza, nello stesso edificio, di simboli che richiamano il fascismo.

Con questa mozione chiedo che la regione Lazio si faccia promotrice, nei confronti del ministero della Cultura, di un percorso istituzionale che restituisca piena coerenza tra l’identità del liceo, la sua funzione educativa e i principi della nostra Costituzione.

Auspico inoltre una mobilitazione condivisa delle istituzioni e della comunità affinché si restituisca piena coerenza tra il nome della scuola, la sua funzione educativa e i valori sui quali si fonda la nostra Repubblica.

Sono convinto che questa battaglia vada combattuta. Lo dobbiamo a chi ha dato la vita per la libertà e alle nuove generazioni, che nelle scuole devono trovare luoghi capaci di educare alla democrazia, al rispetto e alla convivenza civile.

Enrico Panunzi
Vicepresidente del consiglio regionale del Lazio
 
 
 


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