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Viterbo – Disdicevole? Inopportuno? Obbrobrioso? Blasfemo? Scegliete voi l’aggettivo più adatto, ma questa vicenda di sostituire la memoria di Mariano Buratti, martire antifascista fucilato nel gennaio 1944, con la scritta “Casa del Balilla” sul frontespizio del liceo classico viterbese, voluta, a quanto sembra, dalla soprintendente Margherita Eichberg, ha solo del vergognoso.
Per due motivi. Il primo lo ha delineato alla perfezione il direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti: non esistono, al momento, prove certe che quella scritta sulla facciata sia mai esistita. Casomai, negli anni ’50 e ’60, quell’edificio era comunemente appellato Gil, Gioventù italiana del littorio, ma pian piano se ne sono perse le tracce.
Il secondo, sul quale mi voglio soffermare, è che purtroppo questo è l’ennesimo segnale che – come dicevano i latini – mala tempora currunt e che adeguarvisi senza alzare la voce può diventare estremamente pericoloso.
Non che io tema il ritorno del fascismo, almeno simile a quello che caratterizzò il ventennio dal 1922 al 1945. Oggi non sarebbe possibile. Ma cominciano a essere tanti i segnali che la democrazia, faticosamente conquistata a carissimo prezzo di vite umane sacrificate, cominci a scricchiolare. Così come la Costituzione, pilastro intoccabile in uno stato civile e rispettoso dei diritti di tutti.
E invece? E invece si sta verificando un declino quasi invisibile, che però sta tentando di cambiare le cose e di immaginare un nuovo tipo di Stato, tanto che questa vicenda della scritta sembra un’inezia.
Qualche esempio? Il tentativo di riformare (sic!) la giustizia, fortunatamente bocciato sonoramente dai cittadini col referendum. La proposta di una nuova legge elettorale, che in qualche modo tende a limitare, per il momento, poi chissà, i poteri del presidente della Repubblica. Le politiche sempre più restrittive nei confronti degli extracomunitari, ignorando che oggi il loro lavoro è quanto mai necessario per poter pagare le pensioni a una popolazione che invecchia sempre più e dove si fanno sempre meno figli. La volontà di estendere il concetto di legittima difesa anche se si spara a chi fugge e non a chi minaccia. Un vero e proprio revival del Far West, che una volta si vedeva solo al cinema.
E mi fermo qui. Per non parlare di quanto succede nel resto del mondo, dove vale sempre di più la legge del più forte e il diritto internazionale è andato a farsi fottere da un bel pezzo.
Il lato comico della questione, in mezzo a vere e proprie tragedie, è che non esistono confini a tutto ciò e che questa legge è arrivata anche a manipolare uno sport popolarissimo come il calcio.
Comunque, tornando a bomba, la signora Eichberg dimostri con documenti che questa scritta sia mai esistita, oppure vada a prendere ripetizioni da un certo Alessandro Barbero, storico e scrittore italiano, molto presente in tv con i suoi programmi di approfondimento.
Concludo: io ho frequentato il liceo classico “Mariano Buratti” dal 1965 al 1971, la sede all’epoca era in piazza Dante, e non mi sentirò mai un ex alunno della “Casa del Balilla”. Anzi. La cosa mi provoca un profondo ribrezzo.
Arnaldo Sassi
