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La vittima del branco sul lungolago: “Mi ha strappato l’orecchio e lo ha ingoiato”

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San Lorenzo Nuovo – (sil.co.) – “Mi ha strappato l’orecchio con un morso e lo ha ingoiato”. Dettagli pulp quelli raccontati dalla vittima, sentita all’udienza di ieri del processo a tre dei quattro giovani tra i 22 e i 27 anni accusati di far parte del branco che la notte tra l’1 e il 2 luglio 2022 avrebbe aggredito un bar-manager romano 34enne sul lungolago Prati Renari, detto anche Oppietti, a San Lorenzo Nuovo, dopo che era uscito da una paninoteca per recuperare la borsa di un’amica in macchina. L’amica, che fu portata all’ospedale di Orvieto , ha riportato la frattura di tre costole.


Carabinieri e 118

Sul posto carabinieri e 118


Al termine della testimonianza, il collegio ha rinviato per unificare il procedimento a quello in corso per lesioni aggravate al presunto “cannibale”, un 24enne per cui si è proceduto fin qui in solitaria in quanto immediatamente identificato. Lui è imputato”solo” di lesioni gravissime mentre agli altri tre viene contestata in concorso l’aggravante dello sfregio permanente al volto. La vittima, infatti, ha riportato una lesione giudicata nel frattempo permanente, evidente allo sguardo, non recuperabile con la chirurgia plastica. Un quinto indagato è stato assolto dal gup che lo ha giudicato col rito abbreviato. 

Dopo la feroce aggressione, gli imputati sarebbero scappati su due auto, dileguandosi per le campagne attorno al lago di Bolsena Ripercorrendo i fatti di quella notte, il 34enne, parte civile con gli avvocati Giovanni Bartoletti e Corrado Cocchi e già sentito in aula il 21 maggio 2024, ha concluso per l’appunto dicendo: “Mi fa strappato l’orecchio con un morso e lo ha ingoiato”. Al che gli agguerriti difensori degli imputati – avvocati Remigio Sicilia, Giuseppe Picchiarelli e Angelo Di Silvio – gli hanno contestato come nel verbale redatto nell’immediatezza abbia invece detto: “Lo ha sputato per terra”.  

“Me lo hanno riferito i carabinieri che hanno cercato il lobo ovunque senza trovarlo, a partire dalla pozza di sangue di circa 15×10 centimetri, perché i sanitari dissero che se fosse stato trovato lo avrebbero potuto riattaccare. Per cui è stato dedotto che dovesse averlo ingoiato”. “Ho sentito colare il sangue sulla faccia, allora mi sono toccato con le mani e il lobo del mio orecchio non c’era più”, ha riferito la vittima. 

Particolari cruenti a parte, le difese hanno contestato l’identificazione degli imputati da parte del 34enne, su input di un amico che gli avrebbe fornito nomi e cognomi con un messaggio trovato sul suo telefonino quando si è svegliato dall’anestesia, dopo l’intervento chirurgico urgente cui è stato sottoposto all’ospedale Santa Rosa per suturare la ferita.

“Quello che mi ha strappato l’orecchio lo avevo visto benissimo, ho il suo volto stampato, l’ho indicato subito. Per gli altri tre è stato facile, una volta saputi i nomi, è bastato fare un giro sui social per trovare anche i loro volti e riconoscerli”. Solo per l’imputato difeso da Picchiarelli, il 24enne ha avuto dubbi: “Non sono sicuro che mi abbia colpito, ma anche lui era tra la decina di persone che mi hanno accerchiato e preso a calci e pugni mentre ero disteso a terra sanguinante”

Tutto per difendere una ragazza vittima di molestie. “In tre, mi stavano davanti di spalle, mentre lei era davanti a loro. Due si sono girati verso di me con fare minaccioso, mentre il terzo mi si è fatto alle spalle e mi ha strappato l’orecchio con un morso, dopo avere detto ‘vuoi vedere che adesso ti ammazzo?'”.

Il presunto “cannibale”, di Montefiascone, solo qualche ora prima era stato trovato dai carabinieri con 8 grammi di marijuana e 14 dosi di cocaina nelle mutande, arrestato per spaccio e rimesso subito in libertà su disposizione del pm.  Pochi giorni dopo, il 6 luglio, un noto pluripregiudicato, anche lui di Montefiascone, si sarebbe fatto vivo con la vittima e anche con uno degli amici che erano con lui per minacciarli.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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