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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Carcere di Viterbo, l’ennesima tragedia impone risposte immediate. Il sistema penitenziario è al collasso.
L’ennesima tragedia consumatasi all’interno dell’ex carcere di Mammagialla “Nicandro Izzo” dimostra, ancora una volta, che il sistema penitenziario italiano versa in una condizione non più sostenibile.
Di fronte a fatti così gravi non bastano il cordoglio e le dichiarazioni di circostanza. È necessario avere il coraggio di affermare che le carceri del nostro paese sono ormai il simbolo di un’emergenza strutturale che si trascina da anni nell’indifferenza delle istituzioni. Sovraffollamento, cronica carenza di personale, strutture spesso inadeguate e servizi insufficienti hanno trasformato gli istituti penitenziari in luoghi nei quali diventa sempre più difficile garantire sicurezza, dignità e tutela della persona.
A subirne le conseguenze non sono soltanto le persone detenute, ma anche le lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno operano all’interno delle carceri: appartenenti alla polizia penitenziaria, educatori, assistenti sociali, personale amministrativo, operatori sanitari e tutte le altre professionalità che, con senso dello Stato, continuano a svolgere il proprio lavoro in condizioni sempre più gravose, sopperendo quotidianamente alle carenze di organico e all’assenza di adeguati investimenti.
Non è accettabile che chi garantisce il funzionamento di un servizio così delicato sia costretto a lavorare in un contesto caratterizzato da un’emergenza permanente, con carichi di lavoro insostenibili e rischi sempre maggiori per la propria sicurezza fisica e psicologica.
Il carcere, secondo la nostra Costituzione, dovrebbe rappresentare un luogo in cui la pena è orientata alla rieducazione e al reinserimento sociale. Troppo spesso, invece, è diventato un luogo di sofferenza, emarginazione e disperazione. Il crescente numero di suicidi che si registra negli istituti penitenziari costituisce una drammatica testimonianza del fallimento di un sistema che non riesce più a garantire condizioni di vita dignitose né efficaci percorsi di recupero.
Occorre un intervento straordinario che affronti finalmente le cause di questa crisi: assunzioni di personale in tutti i profili professionali, riduzione del sovraffollamento, potenziamento dell’assistenza sanitaria e psicologica, investimenti nelle attività trattamentali e nella sicurezza degli istituti.
Continuare ad affrontare queste tragedie come episodi isolati significa ignorare una realtà ormai evidente. Ogni evento drammatico che si verifica all’interno di un carcere richiama la responsabilità dello Stato e impone un cambio di rotta.
Non servono più promesse. Servono decisioni concrete, risorse adeguate e una reale volontà politica di restituire dignità al sistema penitenziario, a chi vi lavora e a chi vi è detenuto.
Oreste Ciarrocchi
Segretario Fp Cgil Ci No Vi
