Viterbo – L’edificio di via Tommaso Carletti, ex Casa del Balilla di Viterbo e oggi sede del prestigioso liceo classico, deve essere formalmente intestato a Mariano Buratti. Con una nuova scritta sulla facciata. Una simile operazione assumerebbe un significato profondo: una vera e propria catarsi architettonica e valoriale, capace di liberare e purificare la memoria del luogo.
Il liceo classico Mariano Buratti
L’imponente struttura, inaugurata nel 1937 sotto l’egida dell’Opera Nazionale Balilla, era stata concepita, senza scritte, dal regime fascista come uno strumento di indottrinamento e propaganda per le giovani generazioni. Nel corso degli anni, la facciata ha visto susseguirsi diverse iscrizioni: prima “Opera Balilla”, poi “Casa del balilla”. Oggi, il passo naturale e necessario è apporvi la scritta “Liceo Classico Mariano Buratti”, magari accompagnata da pannelli esplicativi nell’atrio che ne illustrino la genesi e le varie trasformazioni storiche.
Sostituire simbolicamente quel passato, dedicando la comunità scolastica che oggi abita l’edificio a un martire, patriota e partigiano, significa ribaltare completamente il senso di quelle mura. Buratti, insegnante di filosofia, ufficiale e fiero oppositore della dittatura, ha pagato con la vita il suo impegno per la liberazione d’Italia, fucilato a Forte Bravetta nel 1944. Insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, incarna perfettamente i valori costituzionali di giustizia, democrazia e libertà.
Legare il nome di un eroe della Resistenza al luogo dove si formano le coscienze dei futuri cittadini è un’opportunità educativa straordinaria. Per gli studenti, varcare ogni giorno quella soglia non significherà solo entrare in un’aula, ma confrontarsi quotidianamente con un esempio fulgido di coerenza morale e coraggio civile.
In un’epoca che rischia spesso l’amnesia storica, rimarcare la figura di Mariano Buratti in modo tangibile attraverso la toponomastica cittadina non è solo un atto di doverosa gratitudine, ma un investimento culturale. Significa trasformare un ex simbolo di dittatura in un laboratorio permanente di democrazia, dove lo studio della cultura classica si sposa con la difesa dei diritti universali. Deve trattarsi di una scelta politica e civile consapevole, e non di un semplice restauro conservativo che ci costringerebbe a soluzioni diverse e anacronistiche.
Silvio Cappelli
