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“Il liceo classico di Viterbo è una realtà democratica, aperta e progressiva”

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Viterbo - Il liceo Mariano Buratti

Viterbo – Il liceo Mariano Buratti

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Siamo quattro ex alunni del liceo ginnasio Mariano Buratti.

Ricordiamo come fosse ieri la mattina del 1° ottobre 1965, quando entrammo per la prima volta nel liceo e leggemmo la lapide che ricordava il sacrificio di Mariano Buratti, professore fucilato dai fascisti a Forte Bravetta nel 1944.

Ricordiamo ancora la curiosità e un certo timore reverenziale nell’accostarci a questa scuola, che anche nel nome si differenziava dagli altri istituti della città. Ricordiamo: Principe di Napoli, Cesare Pinzi, Paolo Ruffini, Paolo Savi, Pietro Egidi.

Non era un tempo in cui le memorie resistenziali avessero larghe aperture nel clima conservatore, reazionario?, della città nella quale vivevamo.

E comunque, anche per rispondere alle osservazioni della soprintendente: sì, è vero, la storia, per fortuna, la scrivono i vincitori e non gli sconfitti che hanno portato il paese al disastro.

E quindi, se dal 1948 la scritta “Opera Balilla” non c’è più, un significato se ne può trarre: che allora, e forse anche adesso, c’è chi aveva ragione e chi torto e che anche i cautissimi governanti del 1948, quando la facciata del palazzo fu restaurata con i fondi del Piano Marshall, e non con quelli del piano Goering, ritennero giustamente che un’epoca era finita, con i suoi lutti e la sua miseria materiale e morale, e che quindi non c’era necessità di evocarla ulteriormente.

Chi volesse tornare al mito del Balilla ha i libri di storia e le fotografie dell’ex Gil, ampiamente diffuse in questi giorni.

Successivamente, nel 1965, con il primo centrosinistra, si pagò il debito di gratitudine che il paese aveva contratto con Mariano Buratti e gli fu intitolata la scuola in cui aveva insegnato, quella che tradizionalmente formava la classe dirigente che si sperava, con il suo esempio, si preparasse in modo più aperto e democratico alle sfide della vita.

Presidente Romoli, soprintendente Eichberg, ministro Valditara: evitate a una città già tradizionalmente moderata la pericolosa china verso un’equiparazione delle responsabilità storiche.

Il liceo classico di Viterbo è, anche nel suo nome, una realtà democratica, aperta e progressiva, sicuramente come la voleva il professor Buratti, che non poté vederla.

Agli storici e ai nostalgici accertare i meriti e le conquiste dei figli della lupa, dei Balilla, dei saltatori nei cerchi di fuoco; a noi e a chi viene dopo di noi il compito di preservare, anche nel nome dei suoi figli migliori, un paese civile, democratico e quindi, naturaliter, contro il fascismo, vecchio e nuovo.

Marco Montanaro
Ugo Colombari
Giuseppe De Boni
Roberto Meli


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