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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Centinaia di persone hanno risposto alla chiamata dell’Anpi, radunandosi sotto il liceo classico di Viterbo intitolato a Mariano Buratti. Nel corso del rifacimento della facciata, l’edificio rischia di vedere “riesumata” una scritta di epoca fascista, resa invisibile ormai da decenni.
Nella città dove ancora campeggia uno striscione con la scritta “Remigrazione” e dove Fratelli d’Italia prende il massimo dei voti, si vuole impunemente riportare indietro la storia di un edificio, quella del Ventennio, a fronte dei decenni in cui ha ospitato il liceo intitolato a Mariano Buratti, medaglia d’oro della Resistenza, che, da insegnante di filosofia proprio di quella scuola, insieme ad alcuni suoi alunni e militari sbandati dopo il 1943, diede vita a una formazione partigiana attiva contro i nazifascisti nel territorio del Viterbese.
La reazione della soprintendente Margherita Eichberg alle proteste dei docenti del liceo, da lei arrogantemente invitati a studiare la storia, è stata di difesa del “ripristino” della scritta “Casa del Balilla”, accampando ragioni di carattere storico-artistico che di storico e di artistico non hanno nulla, se non la voglia di riabilitare un regime che ha prodotto violenze, repressioni e una guerra disastrosa per l’Italia.
Se la soprintendente si preoccupasse davvero dei beni culturali, si sarebbe accorta che la più bella e storica piazza di Viterbo è stata trasformata in una mostra permanente di automobili, che deturpa la visuale di edifici, quelli sì, di valore storico-artistico.
Siamo quindi di fronte a una duplice ferita: alla memoria collettiva di un luogo come una scuola, per sua natura pluralista e democratica, e a quella collettiva di chi intende conservare, come indica la Costituzione repubblicana, i valori di chi, come Mariano Buratti, torturato e poi fucilato a Forte Bravetta nel 1944, ha dato la vita perché si costruisse una società più giusta e democratica.
Le presenze alla manifestazione, superiori alle aspettative, hanno dimostrato che anche in una città che, dall’opposizione armata ai fascisti impegnati nella “Marcia su Roma”, è passata successivamente a premiarne gli eredi, esistono risorse per una tenuta democratica del suo territorio.
Noi di Rifondazione comunista oggi, come allora, lavoriamo anche per questo.
Loredana Fraleone
Segretaria provinciale di Rifondazione comunista
di Viterbo/Tuscia

