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Market della droga in casa, 3 anni di carcere al proprietario e 5 anni all’inquilino

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Vetralla – Market della droga in casa, sono stati entrambi condannati il 42enne di Vetralla e il suo presunto braccio destro nigeriano, convivente con lui come inquilino nell’abitazione ritenuta centrale dello spaccio. Il 42enne è stato condannato a 3 anni e 24 giorni di reclusione, lo straniero invece a 5 anni e 2 mesi di carcere. 



È il secondo filone dell’operazione Nigeria, sfociata il 20 aprile 2025 in sei arresti, tra cui lo stesso 42enne, condannato lo scorso giugno a 4 anni, e cinque pusher nigeriani, anche loro inquilini del vetrallese, proprietario di diverso immobili in paese.

Nel corso delle successive indagini, è emersa una fiorente attività di spaccio diffusa capillarmente sul territorio, anche nei centri vicini e nel capoluogo, da pratogiardino Lucio Battisti alla Pila alla Fontanasfera del Murialdo. 

Il pm Michele Adragna, riqualificando il reato in piccolo spaccio, ha chiesto 2 anni e 7 mesi per l’italiano (difeso dagli avvocati Luca Ragonesi e Marco Valerio Mazzatosta) e 3 anni e 3 mesi per il nigeriano (difeso dalla legale romana Erminia Cozza). Più severe le pene inflitte dal giudice Jacopo Rocchi, al termine di una breve camera di consiglio: rispettivamente, appunto, 3 anni e 24 giorni di reclusione al 42enne e 5 anni e 2 mesi di carcere al 31enne.

Secondo l’accusa, il gruppo criminale, in un breve periodo, avrebbe realizzato un provento di oltre 200mila euro, frutto della vendita di alcuni chilogrammi di cocaina ed eroina, stoccata in un’abitazione del centro di proprietà del 42enne.

All’interno del cestello della lavatrice erano nascosti due bilancini funzionanti, in camera da letto c’erano gli effetti personali di entrambi gli imputati. Nei telefonini del 42enne e del suo presunto braccio destro, centinaia di contatti riconducibili allo spaccio, migliaia di chiamate e ben undicimila conversazioni chat: Whatsapp, Facebook, Instagram e TikTok.

Lo scorso 9 luglio in tribunale erano presenti ben 33 presenti clienti della coppia, tutti assuntori già sentiti l’anno scorso a sommarie informazioni durante le indagini preliminari dei carabinieri, coordinati dalla procura della repubblica di Viterbo. Le parti hanno concordato di acquisire i verbali, evitando loro di dover testimoniare in aula.

Il nigeriano, attualmente detenuto nel carcere di Brescia, era presente in collegamento video all’udienza. Era presente di persona il 42enne, ai domiciliari per questa causa anche se già detenuto in carcere. 

Il 42enne, pur ammettendo di essere assuntore in cura al Serd, ha sempre negato lo spaccio, attribuendo al presunto braccio destro le condotte che lo hanno incastrato, in quanto, essendo convivente, avrebbe avuto accesso al suo smartphone e ai suoi documenti. Le difese potranno presentare ricorso in appello, una volta depositate le motivazioni della sentenza di condanna. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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