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Massimo Urbani, il genio del jazz che unisce la Tuscia

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Massimo Urbani

Massimo Urbani

Monterosi – Sabato 1° agosto Monterosi vivrà una giornata di straordinaria intensità emotiva e culturale. Una comunità coesa e orgogliosa si stringerà attorno alla memoria di uno dei suoi figli più illustri, rendendo il doveroso omaggio al gigantesco talento di Massimo Urbani.

Non si tratta, tuttavia, di una celebrazione confinata tra le mura di un singolo comune: l’intera provincia di Viterbo ha il preciso dovere morale e culturale di tributare il giusto riconoscimento a questo virtuoso del jazz.

Per chiunque conosca la sua musica – o anche solo per chi desideri scoprirla attraverso un rapido viaggio tra le fonti dell’epoca – appare immediatamente evidente la statura smisurata di un artista strappato troppo presto alla vita.

Urbani è stato consumato dal medesimo mal di vivere che ha tragicamente accomunato i più grandi geni dell’era moderna: pur avendo calcato la scena per un breve arco di tempo, al pari di icone leggendarie come Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin o Amy Winehouse, la sua parabola è rimasta scolpita nell’immaginario collettivo.

Nel panorama jazzistico mondiale, Massimo Urbani ha rappresentato ciò che Michelangelo ha incarnato per la storia della pittura: ogni volta che impugnava il sassofono e dava forma al suo travolgente fraseggio, affrescava con le note il suo personale Giudizio universale, regalando all’ascoltatore un’esperienza mistica e irripetibile.

Con la sola forza della sua arte, egli ha saputo persino sconfiggere l’oblio della morte. Il suo passaggio su questa terra non è stato un evento passeggero, ma un solco profondo inciso nella storia della musica d’autore.

Eppure, a fronte di un’Italia che continua a celebrarlo con mostre, documentari, film d’autore e prestigiosi premi internazionali a lui intitolati, il territorio che vanta l’onore di avergli dato le origini lo ha a lungo relegato nel dimenticatoio, custodendone le spoglie al quarto piano del cimitero di un piccolo paese della Tuscia, sotto una lapide sbiadita ed erosa dal tempo.

Fortunatamente, proprio lo scorso anno, la comunità di Monterosi ha dato prova di grande civiltà restaurando la lapide, mentre oggi maggioranza e opposizione consiliare lavorano all’unisono per garantire alle sue spoglie una collocazione monumentale degna del suo valore artistico.

È questa la straordinaria prerogativa delle grandi personalità: la capacità intrinseca di abbattere gli steccati ideologici e di unire le persone.

Un principio che invita a un’ampia riflessione sul valore del patrimonio storico, specialmente in un momento in cui a Viterbo si assiste a controversi interventi di tutela da parte della soprintendenza su scritte d’epoca fascista.

Oltre alla preservazione dei soli manufatti in pietra, vi è il compito etico di custodire la memoria viva degli uomini e delle donne che hanno impresso un segno indelebile nell’identità locale e nazionale: i veri monumenti vivi della Tuscia sono figure del calibro di Mariano Buratti, Alessio Paternesi e dello stesso Massimo Urbani.

Essere presenti sabato prossimo in piazza Garibaldi significa riappropriarsi di questo orgoglio collettivo.

La serata offrirà l’occasione per sostenere la ricerca contro la Sla, partecipando alla cena di beneficenza promossa dalla Pro loco e dalla Festa della birra, per poi lasciarsi trasportare dall’esibizione di un quartetto d’eccezione composto da Flavio Boltro, Stefano Di Battista, Leonardo Corradi e Israel Varela.

Ma, al di là dell’eccellenza della proposta musicale e del valore della solidarietà, la partecipazione risponde al desiderio profondo di rendere omaggio a un artista immenso, rivendicando con fierezza le sue radici viterbesi e la sua immortale eredità.

Italo Leali


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