Viterbo – (sil.co.) – Scritte in arabo sulla serranda di un negozio di kebab in via Larga e anche su un barber shop di via della Sapienza. Secondo un interprete, la scritta sull’attività commerciale di San Faustino vorrebbe dire “tu non apri un cazzo”. Si indaga su una baby gang, ma il movente delle intimidazioni potrebbe essere il controllo da parte del racket sulle attività gestite da stranieri in centro.
Viterbo – Scritte in arabo anche su un barber shop di via della Sapienza
Nel frattempo è stata cancellata la scritta in arabo comparsa dopo l’aggressione del 22 luglio sulla serranda del negozio di kebab di via Larga, nel cuore del quartiere di San Faustino, dopo l’aggressione del titolare, un 28enne tunisino, da parte di una banda di tre connazionali, tra cui il 15enne che avrebbe fatto irruzione devastando il frigorifero a bottigliate mentre gli altri due lo avrebbero minacciato di morte dall’esterno.
“Se apri il negozio ti diamo fuoco”, gli avrebbero detto, intimandogli di rinunciare all’inaugurazione prevista questa settimana. Dopo di che la vittima, che ha sporto denuncia in questura, ha trovato sulla serranda una scritta in arabo che, tradotta, significherebbe “tu non apri un cazzo”, con sotto disegnato un cuore. Prima del blitz, invece, il 28enne ha dovuto chiamare un fabbro per togliere la colla dalla serratura.
Viterbo – Cancellate le scritte in arabo sulla serranda del negozio di kebab di San Faustino
Sull’episodio indaga la squadra mobile, ma non si tratterebbe di un caso isolato. Scritte in arabo e simboli fallici avrebbero imbrattato nei giorni scorsi anche un barber shop di via della Sapienza e l’adiacente parete. Pure questi cancellati, seppure se ne intravedono ancora i segni.
In azione una presunta baby gang, vista la giovanissima età di uno dei componenti, l’unico identificato dal 28enne tunisino. Gli altri due, invece, sarebbero stati avvistati più volte dalla vittima al Sacrario. Sarebbe invece da escludere l’azione di una banda di maranza.
Da chiarire, piuttosto, se dietro l’aggressione possa esserci una sorta di racket del commercio, che aspirerebbe a controllare le innumerevoli attività gestite da stranieri in centro, dagli alimentari e minimarket etnici, ai barber shop, ai negozi di kebab. Il mancato “via libera” all’apertura del negozio di kebab di San Faustino, in questo contesto, potrebbe essere il movente del raid.
In base a quanto emerso finora, oltre al violento altolà all’apertura dell’attività, non sarebbero emerse richieste di denaro, tipo il pagamento di un “pizzo” per avere protezione e poter esercitare. Si indaga però per capire se, a monte della spedizione della baby gang, non ci sia dell’altro, ovvero la mano di qualcuno che intende avere il monopolio sulle attività commerciali gestite dagli stranieri nel centro di Viterbo.
Viterbo – La vetrina del frigo infranta dal Kebaab
– Baby gang minaccia di morte gestore di kebab a San Faustino: “Se apri il negozio ti diamo fuoco”
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale. Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


