Viterbo – (sil.co) – È stato condannato a un anno e 4 mesi per furto il pluripregiudicato 43enne tunisino finito in carcere la primavera scorsa per estorsione. Il topo d’auto, che secondo l’accusa aveva chiesto un riscatto di 100 euro alla vittima per restituirgli il portafoglio e un paio di occhiali da sole, ha rischiato sei anni di carcere.
Viterbo – Polizia – Gli occhiali e il coltellino multiuso
L’accusa aveva chiesto una condanna a 6 anni di reclusione, cinque per estorsione e uno in continuazione per ricettazione. Ma il giudice Ilaria Inghilleri, sentiti i difensori Luca Ragonesi e Marco Valerio Mazzatosta, lo ha assolto dal reato di estorsione e ha riqualificato in furto la ricettazione, condannando l’imputato a un anno e 5 mesi e disponendone l’immediata scarcerazione. I legali hanno rinunciato all’esame dell’imputato e acquisito tutte le sit (sommarie informazioni) dei poliziotti.
Il 43enne era stato arrestato alle due di notte di lunedì 27 aprile nei pressi di piazza del Teatro dalla polizia che lo ha sorpreso mentre si faceva consegnare 50 euro dalla vittima di un furto di occhiali e portafoglio per restituirgli il maltolto, in cambio del quale avrebbe preteso 100 euro.
Due giorni dopo il gip Rita Cialoni, convalidando l’arresto per estorsione, ha accolto la richiesta della procura di custodia cautelare in carcere al posto dei domiciliari. Il 43enne, dal canto suo, ha negato tutto, dicendo di essersi solo dato da fare per aiutarlo.
Vittima un pachistano, derubato del portafoglio con tutti i documenti e quattro carte di credito nonché di un paio di occhiali da sole, dal quale l’indagato avrebbe preteso 100 euro per la restituzione, mentre veniva filmato con un telefonino da un testimone.
La parte offesa si è accorta del furto attorno alle 10,30 di domenica, quando ha trovato aperto lo sportello della sua vettura in sosta a piazza della Rocca, venendo a sapere da un amico che poteva essere stato il tunisino, noto per essere un topo d’auto.
Tutte le fasi della presunta richiesta di “riscatto” si sono svolte in centro. Il 43enne avrebbe chiesto al pachistano 100 euro, accompagnandolo sotto una scalinata di una traversa di piazza della Rocca dove era nascosto il borsello, privo del contenuto, mentre veniva filmato col telefonino dall’amico della vittima, che gli ha dato 50 euro prestati dal suo datore di lavoro, mentre documenti e carte di credito erano occultati in un cespuglio dentro porta Murata.
Per restituirgli anche gli occhiali da sole, in cambio di altri 50 euro, il tunisino ha poi dato appuntamento in via della Cava al pachistano, il quale nel frattempo ha fermato una pattuglia della polizia in piazza del Teatro che, visionati i filmati girati dal testimone, ha poi bloccato il 43enne in flagranza, sequestrandogli anche un coltello a serramanico multiuso che aveva in tasca.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
