Viterbo – (sil.co.) – Il boss curdo quarantenne Baris Boyun, arrestato a Viterbo con decine di sodali il 22 maggio 2o24 e attualmente detenuto al 41bis nel carcere dell’Aquila, non avrebbe guidato solo un clan mafioso, ma avrebbe puntato a una rivoluzione armata, sfidando lo stato turco e le organizzazioni tradizionali.
Mafia turca – A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun
Le indagini della Ddadi Milano sul boss della mafia turca Barış Boyun starebbero delineando un quadro che va ben oltre la criminalità organizzata convenzionale. Dalle intercettazioni e dagli atti del processo — iniziato a giugno 2025 presso la prima corte d’assise di Milano — emergerebbe che la struttura guidata da Boyun mirava a destabilizzare l’ordine pubblico in Turchia con veri e propri intenti politici e terroristici.
I dispositivi d’ascolto installati dagli inquirenti nelle abitazioni e sul braccialetto elettronico del boss ne hanno captato le ambizioni strategiche. Boyun, considerando il Pkk (il Partito dei lavoratori del Kurdistan) “insufficiente”, avrebbe puntato a reclutare persone “cresciute in strada” per dare vita a una nuova organizzazione e avviare una “nuova rivoluzione”.
Nelle conversazioni intercettate tra l’inizio e la primavera del 2024, il boss parlerebbe apertamente di condurre azioni di guerra, addestrare uomini per attacchi con “armi pesanti, Kalashnikov e bombe” e preparare azioni kamikaze per seminare il panico nella società.
Per la procura antimafia di Milano non si tratterebbe di una semplice guerra tra bande per il controllo dei traffici illeciti. L’organizzazione avrebbe presentato una struttura internazionale armata con cellule operative in Germania, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera e Turchia.
Le finalità sarebbero state politiche e sovversive, a partire dall’uso dei proventi illeciti – derivanti da narcotraffico, migrazione clandestina e traffico d’armi, non per l’arricchimento personale, ma per finanziare la lotta politica e paralizzare le istituzioni statali.
I fondi sarebbero stati movinetati in Europa attraverso sistemi informali come hawala e token. Senza contare il coordinamento da remoto di attacchi con lanciarazzi Law in Turchia, raid ad attività commerciali e l’ordine dell’omicidio di Veysel Erol, a Berlino nel marzo 2024.
Arrestato una prima volta nel 2022 e poi fermato a più riprese tra Como, Crotone e Viterbo, Boyun avrebbe continuato a gestire la rete anche mentre si trovava agli arresti domiciliari a Bagnaia, avvalendosi del supporto della moglie Ece Boyun e della compagna Özge Büyükkaplan.
Mafia turca – Il boss Baris Boyun passa pizzini in carcere
Dopo l’ulteriore arresto nel maxiblitz del 22 maggio 2024 a Viterbo, gli inquirenti hanno accertato che Boyun avrebbe tentato di inviare ordini all’esterno tramite “pizzini”, ricalcando i metodi della mafia siciliana.
Per questa ragione, il ministero della giustizia ne ha disposto il trasferimento nel carcere di massima sicurezza de L’Aquila in regime di 41 bis.
L’Italia ha respinto le due richieste di estradizione avanzate dalla Turchia per motivi legati alla tutela dei diritti umani e alle condizioni carcerarie turche. Parallelamente, le autorità italiane hanno rigettato la richiesta di asilo politico presentata da Boyun.
I magistrati italiani definiscono il caso senza precedenti per la complessità e la pericolosità della rete turca sul territorio europeo, pur confermando che l’organizzazione agiva in modo del tutto indipendente e priva di legami con le strutture mafiose tradizionali italiane.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”

