Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sono genitore di due ragazze che frequentano il liceo classico Mariano Buratti di Viterbo e ho una richiesta semplice e precisa: non voglio che le mie figlie vadano a scuola alla Casa del Balilla.

Simulazione – Come sarà il liceo classico Mariano Buratti con l’insegna “Casa del Balilla” (Immagine creata con IA)
Dopo la ottima segnalazione di Carlo Galeotti (che tutti dobbiamo ringraziare per questo, evidentemente nessun altro se ne era accorto) sulla scritta ricreata sula facciata del liceo si è visto di tutto. Amministratori e tecnici che cadono dal pero, il presidente della provincia, cioè colui che rappresenta il proprietario dell’edificio, che pensa di sdrammatizzare e cavarsela semplicemente dicendo che avrebbe preferito una scritta inneggiante all’Azione cattolica, giornali locali che ironizzano contro presunti “compagni”, esperti veri o presunti che dissertano sulle modalità del presunto restauro, dei colori, eccetera.
Tra tutte queste voci quantomeno inopportune eccelle quella della soprintendente Margherita Eichberg, che prima ha detto di non saperne nulla, poi che la scritta era ben visibile e aveva un valore storico, poi che il restauratore è un eccellente professionista (anche se altri altrettanto illustri restauratori sostengono che l’intervento sia sbagliato) e che quindi andava bene così, poi che la scritta invece andava decolorata, ma soprattutto la soprintendente si stupisce della “violenza” con cui alcuni hanno protestato per il ripristino della scritta fascista, salvo attaccare con violenza i docenti che avevano voluto esprimere la loro contrarietà al ripristino della scritta (studiate, ha detto).

Liceo classico Mariano Buratti – Dietro i teloni dell’impalcatura si intravede la scritta rifatta “Casa del Balilla”
Ebbene, da parte mia dico che per fortuna ci sono persone che protestano. Meno male che ci sono! La soprintendente vive in suo mondo slegato dal mondo reale e pazienza, ma per tutti gli altri ancora in grado di comprendere e giudicare i fatti ricordo di cosa si discute: si parla di ricreare una scritta inneggiante ad una struttura di propaganda del regime fascista su una scuola della Repubblica nata antifascista, per di più una scuola intitolata a un uomo che da quelli stessi fascisti è stato torturato e ucciso. I fascisti hanno ucciso un uomo perché non gli piaceva il fascismo, questa è la vera violenza fascista, altro che le proteste, peraltro molto composte, contro chi ha fatto questo scempio.
Qui non si tratta di preservare monumenti storici, non si parla di abbattere l’obelisco del foro italico ma di non ricreare una scritta ormai scomparsa e cambiata più volte negli anni dallo stesso regime fascista, e che ha un valore storico e artistico paragonabile a quello dell’insegna di un bar. Chiudo ribadendo quanto detto all’inizio: non voglio che le mie figlie vadano a scuola alla Casa del Balilla.
Credo e spero di non essere l’unico.