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Vallerano – (sil.co.) – Condannato giovedì in primo grado a 12 anni di carcere per l’omicidio del cognato, il romeno 34enne Daniel Dunitriel Ene si era visto confermare pochi giorni prima in appello la condanna a 5 anni e mezzo per avere picchiato mentre era incinta la compagna, sorella della vittima.
La donna, che al processo ha ritrattato e se lo è ripreso in casa dopo la nascita del figlio, il 26 luglio dell’anno, è stata con la madre e altri familiari testimone dell’aggressione del fratello 31enne Valentin Crisan, morto di infarto in seguito a un violento pestaggio da parte del cognato ubriaco solo perché per l’ennesima volta la stava difendendo.
Ene, condannato a 12 anni per omicidio preterintenzionale, ha avuto anche la sospensione della potestà genitoriale sul figlioletto avuto dalla ex, che ha meno di due anni.
La sera che ha picchiato a sangue in macchina la compagna incinta, sulla strada tra Fabrica di Roma e Vallerano, all’arrivo dei carabinieri si è asserragliato nella loro casa di Vallerano per due ore prima che il comandante della stazione riuscisse a convincerlo a uscire.
Era il 21 giugno 2024 e a distanza di poco più di un anno, lo scorso 26 luglio, a Fabrica di Roma ha ucciso il cognato.
La coppia ha convissuto da gennaio 2024 allo scorso 26 luglio, giorno della tragedia. Lei aveva continuato a vivere con lui nonostante l’allontanamento col braccialetto e un anno fa avevano festeggiato insieme il battesimo del figlioletto.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
