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Viterbo -Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore,
hai ragione: con quella scritta, “Casa del Balilla”, che si legge attraverso gli squarci nei teli che coprono la facciata del liceo classico, Mariano Buratti, il partigiano cui l’istituto è intitolato, viene fucilato per la seconda volta.
È corretto chiedere le carte, perché tutti siano informati sull’iter autorizzativo e sui diversi aspetti dell’operazione. Questione di trasparenza.
Ma non si può accettare che, come scrivi, si “ricrei” la storia.
Non basta l’indignazione. La scritta deve essere cancellata. È un’autentica vergogna, un insulto alla memoria di quanti, come Buratti, hanno combattuto per la libertà e la democrazia nel nostro paese e di chi, nel dopoguerra, si è impegnato, con passione e senso di responsabilità verso la comunità, per la difesa e la piena affermazione di quei valori, consacrati nella Costituzione.
Ricordo che all’ingresso del liceo classico è stata apposta, il 7 ottobre di dieci anni fa, su iniziativa del comune di Viterbo, in una bella cerimonia organizzata con la provincia e con lo stesso liceo, una targa dedicata a Luigi Petroselli: “A Luigi Petroselli (1932 – 1981), cittadino viterbese, amato sindaco di Roma, alunno presso questo liceo, nel 35° anniversario della morte”.
La scritta è uno schiaffo anche a Luigi Petroselli. Uno schiaffo alle cittadine e ai cittadini che il 25 aprile di ogni anno sostano, con commozione, davanti al liceo per rendere omaggio all’eroe della Resistenza Mariano Buratti. Uno schiaffo alle studentesse e agli studenti che il prossimo 7 ottobre, nell’atrio dell’istituto, ricorderanno lo studente del liceo classico di Viterbo diventato sindaco di Roma.
Danila Corbucci


