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Viterbo – Più possibilità di recuperare edifici dismessi o inutilizzati, ma con limitazioni precise per tutelare il centro storico, le aree agricole e gli spazi destinati ai servizi pubblici. Il consiglio comunale ha approvato la modifica dell’articolo 4 bis delle norme tecniche di attuazione del piano regolatore, adeguandolo alla nuova disciplina regionale sulla rigenerazione urbana.
Il provvedimento stabilisce dove e a quali condizioni potranno essere autorizzati interventi di ristrutturazione edilizia, anche con demolizione e ricostruzione, accompagnati dal cambio di destinazione d’uso. La superficie lorda complessiva degli interventi potrà arrivare fino a 15mila metri quadrati.
Nel centro storico e nei complessi di interesse storico e ambientale, gli interventi di ristrutturazione saranno subordinati al parere vincolante della Soprintendenza. Nei locali al piano terra direttamente accessibili dalla strada non sarà invece possibile trasformare negozi e altri spazi in abitazioni, fatta eccezione per le superfici accessorie necessarie all’ingresso degli immobili.
Le nuove regole consentono, con modalità differenti secondo la zona urbanistica, il passaggio verso destinazioni residenziali, turistico-ricettive, commerciali, direzionali, artigianali e per servizi pubblici. Le grandi strutture di vendita restano escluse, mentre le medie saranno ammesse soltanto nel centro storico.
Nelle zone industriali e artigianali saranno possibili anche destinazioni turistico-ricettive, produttive, direzionali e commerciali. Per il commercio è fissato un limite massimo pari al 15 per cento della superficie coperta, con l’esclusione delle medie e grandi strutture di vendita.
Novità anche per alcune aree classificate agricole dal piano regolatore ma individuate dal piano paesaggistico come insediamenti urbani o in evoluzione. In questi casi gli immobili potranno essere convertiti a uso residenziale, turistico-ricettivo o commerciale. Restano esclusi gli edifici con destinazione agricola o rurale, per i quali continueranno a valere esclusivamente gli usi legati all’attività agricola.
Uno dei passaggi più discussi riguarda le zone F, destinate a servizi e attrezzature pubbliche o private. Il cambio di destinazione d’uso sarà consentito soltanto nei lotti saturi per almeno il 70 per cento e attraverso un permesso di costruire convenzionato. La soglia è stata introdotta con un emendamento del partito democratico approvato all’unanimità.
Sono stati invece respinti gli emendamenti che proponevano di lasciare al consiglio comunale l’approvazione delle convenzioni relative agli interventi nelle zone F e di riconoscere al comune almeno il 50 per cento del plusvalore economico generato dai cambi di destinazione d’uso. Quest’ultima proposta ha ottenuto quattro voti favorevoli e 27 contrari.
La delibera è stata approvata con 30 voti favorevoli e il voto contrario della consigliera Letizia Chiatti. L’atto dovrà ora essere pubblicato e depositato per consentire la presentazione di osservazioni e opposizioni, prima del passaggio alla regione Lazio e dell’approvazione definitiva.
