Tarquinia – (sil.co.) – Il Tar del Lazio frena il comune di Tarquinia, stop all’intitolazione della strada di Sant’Agostino. Lo scorso 7 luglio i giudici amministrativi accolgono il ricorso dei residenti. Il comune ha sbagliato la procedura per cancellare il nome di fatto di Ugo Neri a favore dell’ex sindaco Adalberto Bellucci.
Località Sant’Agostino
Non si può cancellare la storia, anche solo “di fatto”, di una via. Lo ha stabilito la seconda sezione bis che, con una recente sentenza, ha accolto il ricorso di un gruppo di cittadini e proprietari di immobili della località Sant’Agostino, a Tarquinia.
Al centro della contesa, la decisione della giunta comunale del 4 aprile 2024 di intitolare la strada principale del borgo ad Adalberto Bellucci, storico sindaco della città tirrenica dal 20 luglio 1953 al 9 aprile 1956. Un provvedimento che avrebbe però scalzato l’attuale denominazione, dedicata a Ugo Neri.
Il ricorso era stato presentato da sette cittadini, difesi dall’avvocato Paola Conticiani, preoccupati non solo per il valore affettivo del nome attuale, ma anche per i risvolti pratici: cambiare nome a una via significa modificare i dati catastali e i documenti di identità.
Il comune di Tarquinia, rappresentato dall’avvocato Raniero Pelucco, e i ministeri competenti avevano eccepito l’inammissibilità del ricorso, sostenendo che i cittadini non avessero un interesse diretto e che la via fosse formalmente “priva di nome”, essendo l’intitolazione a Ugo Neri solo una consuetudine mai formalizzata.
I magistrati romani hanno però respinto le tesi del comune, riconoscendo la piena legittimità dei residenti a difendere l’identità toponomastica del proprio territorio.Il nodo centrale del verdetto è tutto tecnico-giuridico.
Il comune ha trattato la strada di Sant’Agostino come se fosse una “nuova via”, applicando la legge del 1927 che disciplina le strade appena realizzate. Secondo i giudici, anche se un nome esiste solo “in via di fatto” e manca un documento ufficiale nei cassetti del comune, l’amministrazione non può ignorarlo.
Per cambiare un nome già radicato tra la popolazione, il comune avrebbe dovuto seguire la ben più rigida procedura del Regio Decreto del 1923 (convertito nel 1925), che impone di richiedere preventivamente non solo il via libera della prefettura, ma anche quello del ministero della cultura tramite le Soprintendenze. Saltando questo passaggio, la delibera di giunta è diventata illegittima.
Il Tar ha così annullato la delibera del comune e le relative note prefettizie, condannando l’ente locale anche al pagamento delle spese di giudizio (liquidate in 2.500 euro). Per ora, la strada di Sant’Agostino manterrà il nome di Ugo Neri. Se il comune vorrà riprovarci, dovrà ricominciare da capo, questa volta bussando anche alla porta della Soprintendenza.
